• HOME
    • INFORMATIVA SUI COOKIE
  • A PROPOSITO DI ME
  • I MIEI VIAGGI
  • EnglishEnglish
Facebook Youtube Instagram

BiCicladi

In Viaggio con una Bici Pieghevole
  • HOME
    • INFORMATIVA SUI COOKIE
  • A PROPOSITO DI ME
  • I MIEI VIAGGI
  • EnglishEnglish

Monthly Archives: Marzo 2018

ISTANBUL e RITORNO

Marzo 16, 2018 3070 Views

Che cosa succede quando un viaggio a lungo sognato, atteso ed immaginato … diventa realtà?
Innanzi tutto, cerchi di viverlo al meglio – e per tutto il tempo concesso – collezionando esperienze, luoghi ed incontri, che un giorno diverranno le tue memorie della Via della Seta. Un bagaglio di ricordi indelebile – ed incredibile – che mai avresti pensato di poter essere in grado di creare.
Quindi lasci la bicicletta da qualche parte.
Perché anche se vuoi credere che ormai sia tutto bell’e che finito … in realtà sai bene che nulla finirà mai.

_______________________________________________________________________________________________

8 Dicembre, Istanbul ◀ Giorno 437 🇬🇪 – 🇹🇷 ▶
La prima accoglienza della Turchia, con un attraversamento di confine caotico, tedioso e nel mezzo di spintoni, pianti di bambini ed una greve tempesta a far da contorno, non è stata assolutamente delle migliori.
Probabilmente ha voluto farmi pagare in qualche modo la mia decisione di tagliarla tutta – a questo giro – con una lunga traversata in autobus da Batumi, senza stop di sorta nel mezzo.

Però poi è arrivato il saluto di Istanbul.
Con questi colori e con queste forme, dopo che proprio ieri parlavo di mare e gabbiani in una grigia e spenta costa Georgiana.
Ed ecco che allora devo ancora capire come riprendermi dallo stupore per un cambiamento così repentino.
E per siffatta bellezza.

[ 8 Dicembre 2017 ] Istanbul (Turchia). 5 pm.

9 Dicembre, Istanbul ◀ Giorno 438 🇹🇷 ▶
La separazione dalla bicicletta  🚲

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2018/02/Video-Istanbul.mp4

 

13 Dicembre, Istanbul ◀ Giorno 442 🇹🇷 ▶
Volevo scrivere un post unico su Istanbul.
Volevo farlo domani, l’ultimo giorno in terra turca, prima di tornare a casa.
Ogni sera, però – sia che io stia passeggiando per il lato europeo della città sia che mi trovi su un battello o direttamente nel lato asiatico, dove c’è il mio ostello – Istanbul mi regala qualcosa come questo.
Mentre i gabbiani cantano.
Ed io con loro.

[ 13 Dicembre 2017 ] Istanbul (Turchia). 5,30 pm.

14 Dicembre, Istanbul ◀ Giorno 443 🇹🇷 ▶
Non é un caso che sia proprio Istanbul, la fine di questa parte di viaggio.
Non l’ho mai raccontato a nessuno, però Istanbul, in qualche modo, c’è sempre stata.

Quando, più di due anni fa, decisi che era arrivato il momento di partire per un po’, nessuno sa che la prima idea che si fece strada in me fu quella di uscire di casa e raggiungere Istanbul in bicicletta.
Non una pieghevole, né con un viaggio ibrido; volevo proprio pedalare fino ad Istanbul.
Perché scelsi proprio Istanbul, allora, davvero non lo so. Suonava esotica e lontana, e tanto mi bastava per eleggerla come la destinazione di quelli che volevano essere soltanto alcuni mesi sabbatici in solitaria.

Poi invece l’idea cambiò.
Arrivò quella della Brompton, dei viaggi in pieghevole, ed optai per un più “fattibile” – e mai rimpianto – percorso alle Cicladi.
Istanbul la toccai anche, proprio prima di volare su Santorini, in accompagnamento ad un gruppo crocieristico di un caro amico.
Ricordo poco di quel giorno, e la città, percorsa in fretta e furia in breve tempo, lasciò pochissimo di sé.
Ricordo però anche che, mentre la nave usciva dal porto ed io mi ritrovai seduto in poppa a bere tè ed osservare la baia del Mar di Marmara schiudersi di fronte a me, non seppi distinguere la fine di una metropoli che sembrava davvero sterminata. Istanbul era ovunque guardassi. Sparì soltanto dopo più di un’ora di navigazione in acque aperte; soltanto quando la terra, ormai impercettibile, divenne un tutt’uno con l’acqua.

Promisi in quel momento a me stesso che un giorno vi sarei tornato, degnandola di più tempo, interesse ed attenzione.
Mai avrei pensato, tuttavia, che l’avrei presa così alla larga: Europa, Russia, Mongolia, Cina, Sud-Est Asiatico, Cina ancora, Asia Centrale, Iran e quindi Caucaso, in quasi 15 mesi di viaggio, sono stati un viatico incredibile, che non sarei stato in grado di immaginare neanche sotto allucinogeni.
E così domani, dopo una settimana intera a Istanbul, lascerò quel luogo che doveva essere la meta conclusiva del mio primo ipotetico viaggio.

L’idea è di tornarci ancora. In primavera, coi primi caldi magari, per poter chiudere l’intero cerchio di questo lunghissimo viaggio con un nuovo lento rientro via terra.
Ma le idee, come già successo, possono cambiare; non sono in grado di sapere del resto che cosa succederà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi della mia vita, così come non posso essere totalmente certo che completerò il tutto così come ho pensato di fare. La bicicletta, se non altro, rimarrà qui a ricordarmi dell’impegno preso.

Anche se, in tutto questo, una cosa è comunque certa: non è soltanto la mia bicicletta che lascio qui, stavolta.
Una parte di cuore – che da domani mi servirà per ben altre faccende – rimarrà a sua volta infagottato a Istanbul.
Ed io non ho la benché minima intenzione di portarla via da qui.
Mai.

Questo slideshow richiede JavaScript.

15 Dicembre, Istanbul ◀ Giorno 444 🇹🇷 ▶
Comunque mi sembra davvero molto strano che nessuno ci abbia pensato, maaaa … e se fosse tutto un altro scherzo?
Poi non venite a dirmi che non ve l’avevo detto  😂 😚

[ 15 Dicembre 2017 ] Istanbul (Turchia). Aeroporto Sabiha Gökcen. 10 am.

RIENTRO A CASA
Ebbene no, non era un altro scherzo.
C’è da vestirsi da Babbo Natale per qualcuno, quest’anno.
E non ne vedo l’ora.

[ 17 Dicembre 2017 ] Rho (Italia). 12 am.

GEORGIA: cronache Caucasiche (Parte 2 – 26 Novembre / 7 Dicembre)

Marzo 13, 2018 3253 Views

Se – dopo Cina, Asia Centrale e Iran – l’Armenia aveva di colpo sparigliato le carte del tavolo, la Georgia si apprestava a ribaltarlo completamente.
Gli incanti di Tbilisi, la storia di Uplistsikhe e Gori, le vedute magiche di Mtskheta ed i picchi innevati di Kazbegi; pochi – freddi – giorni, eppure una delle gemme più pure e durature di tutto il mio viaggio.
E poi una corsa verso le sponde del Mar Nero, prima dell’ultima, lunga, cavalcata fino ai confini dell’Europa.

_______________________________________________________________________________________________

26 Novembre, confine Armenia – Georgia ◀ Giorno 425 🇦🇲 – 🇬🇪 ▶
Storia, cultura, tradizioni, cibo, montagne, laghi, monasteri, persone: dieci giorni in Armenia da mozzare il fiato.
In tutti i sensi.
Per il freddo soprattutto.
I geli del Caucaso, con le loro morse, iniziano a farsi sentire sempre più.
Qualcuno mi ha rivelato che la Georgia, con le sue temperature un po’ più miti ed il suo celebre vino, è in grado di offrire scelte più varie. E calde.
Così eccola qui, la trentunesima frontiera di questo viaggio.
Con i calzettoni di lana risvoltati sulla tuta ormai sgualcita e lo sguardo vispo di un castoro all’Oktoberfest, forse avrei potuto affrontarla meglio.
Ma se di vino dovrà trattarsi, allora direi che sono prontissimo!

[ 26 Novembre 2017 ] Confine Armenia – Georgia. 5 pm.

28 Novembre, Tbilisi ◀ Giorno 427 🇬🇪 ▶
Poche ore di sole, freddo umido, cielo lugubre, pioggia e poi una simpatica influenza.
La Georgia insomma non mi ha accolto per ora un granché bene.
Eppure Tbilisi, per quel poco che ho potuto constatare … che spettacolo ragazzi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

29 Novembre, Gori ◀ Giorno 428 🇬🇪 ▶
Chi lo sapeva che a pochi chilometri da Tbilisi esiste una cittadina scavata nella roccia che vanta più di 3000 anni di storia ed il luogo di nascita (nonché museo) di uno dei personaggi storici più importanti e controversi della storia umana?
Uplistsikhe e Gori, per l’esattezza.
Ebbene, io no.
Mi documento sempre molto poco, a riguardo di un paese, prima di entrarvi.
Anche per rimanerne stupito ancora di più, se possibile.
Come è di certo il caso della Georgia, e del Caucaso intero.

Questo slideshow richiede JavaScript.

30 Novembre, Mtskheta ◀ Giorno 429 🇬🇪 ▶
Col sole – specialmente dopo tre giorni di grigio – è tutto decisamente più bello.
Figuratevi poi un luogo che di per sé è già meraviglioso …

Questo slideshow richiede JavaScript.

1 Dicembre, Kazbegi ◀ Giorno 430 🇬🇪 ▶
Allora succede che ieri, preso da un’indomabile amarezza, ho sentito l’urgente bisogno di sparigliare le carte.
Di concedermi un cambiamento – seppur di pochi giorni – verso altri paesaggi, altri climi, altre atmosfere.
Così, in coincidenza con l’arrivo dell’ultimo mese dell’anno, ho lasciato la bici ed una borsa a Tbilisi ed ho acquistato un trasferimento low-cost per un paese che non avevo mai pensato di toccare durante questo viaggio (pur avendolo sfiorato in un paio di circostanze).
Un paese il cui nome, di 5 lettere, inizia per consonante e … finisce per consonante.
Quale sarà mai?
Un indizio potrebbe essere questa foto, che mi vede alle pendici di uno dei picchi più alti del continente in cui mi trovo.

O forse sto soltanto scherzando.
E questo è ancora un incredibile pezzo di Georgia.

[ 1 Dicembre 2017 ] Stepandsminda (Georgia). Kazbegi. 3 pm.

2 Dicembre, Kazbegi ◀ Giorno 431 🇬🇪 ▶  VIDEO

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2018/02/Video-Kazbegi.mp4

 

3 Dicembre, Kazbegi ◀ Giorno 432 🇬🇪 ▶
Perché la Georgia è un paese piccolo, senza storia, nerbo, energia e luoghi di interesse alcuno.

Questo slideshow richiede JavaScript.

4 e 5 Dicembre, Tbilisi ◀ Giorni 433 e 434 🇬🇪 ▶
“Quale vorreste essere? E per quale motivo?”
Iniziava sempre così.
Un semplice gioco – o divertente passatempo – che mio padre era solito portare avanti anche per ore, durante le camminate in montagna, con me e le mie sorelle (e talvolta anche mamma, cugini, zii, amici …)

“Quale animale vorreste essere?”
“Quale pianta?”
“Quale uccello?”
“Quale fiore?”
“Quale personaggio storico?”
“Quale città?”

Le possibilità erano tantissime, le variabili infinite. Alle volte si partiva da una lettera obbligatoria, altre volte invece la libertà era davvero totale.
Il bello, comunque, non era tanto la risposta in sé. La motivazione era la parte più interessante del gioco, e talvolta anche la più esilarante.
Una trovata che poteva diventare davvero interminabile – “Dai papà, un’altra domanda! L’ultima!” – e che di certo poteva permettere ai nostri genitori (ed a noi stessi) di indagare, nel corso del tempo, sui nostri caratteri, le nostre inclinazioni, le nostre personalità.

Non so bene perché oggi mi è venuto in mente tutto questo.
Forse perché, dopo esservi rimasto per più di una settimana (seppur ad intermittenza) e dopo averla fatta pertanto diventare la capitale in cui mi sono trattenuto volontariamente più a lungo in tutto questo lungo viaggio, alla domanda “Che capitale vorresti essere?” so per certo che oggi non avrei dubbio alcuno riguardo alla mia risposta: “Tbilisi!”

E la motivazione?
Facile.
Perché ovunque la si percorra ed ovunque la si osservi, ad ogni ora del giorno e con ogni condizione climatica (e sebbene per ora io possa soltanto immaginarne la magia in un giorno di primavera), la sensazione che Tbilisi regala è sempre la stessa.
Di essere finito in un meraviglioso dipinto.

Questo slideshow richiede JavaScript.

6 Dicembre, Batumi ◀ Giorno 435 🇬🇪 ▶   VIDEO
Tornare a pedalare  🌧 🌊 ❄

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2018/02/Video-Batumi.mp4


7 Dicembre, Batumi
◀ Giorno 436 🇬🇪 ▶
Rivedere il mare, dopo tanto tempo, fa sempre un certo effetto.
Come le onde si infrangono sul bagnasciuga e l’acqua si scontra con la terra in una battaglia senza fine né vincitori, così anche il cuore si smuove, le emozioni si slegano e l’immaginazione, nutrendosi di vento e salsedine, diventa gabbiano.
L’ultima volta fu a Koh Tao, in un caldo e colorato marzo thailandese.
Oggi invece è nella baia di Batumi, in un gelido giorno dicembrino in cui la neve ha raggiunto le cime delle montagne della Georgia occidentale ed io ho finalmente capito il perché del nome Mar Nero.
L’occhio spazia largo e lo sguardo vola lontano. Verso sinistra, o Sud-Ovest, seguendo una costa blanda che lentamente sfuma nel grigio indefinito.
Laddove è un nuovo paese – ormai prossimo ad essere interamente attraversato in una interminabile cavalcata a bordo di un autobus – e una delle città più grandi e sensazionali del mondo già intona il suo richiamo.
Istanbul.

[ 7 Dicembre 2017 ] Batumi (Georgia). Di fronte al Mar Nero. 3 pm.
_______________________________________________________________________________________________

MAPPA DEI LUOGHI

[mapsmarker layer=”43″]

ARMENIA: cronache Caucasiche (Parte 1 – 16/25 Novembre)

Marzo 6, 2018 3563 Views

Un mese in Iran aveva solcato in profondità; avrei voluto rimanerci molto più a lungo, ma l’inverno Caucasico stava già preparando la sua morsa. Armenia e Georgia – lo confesso – erano per me due grossi punti di domanda. Non sapendone nulla, lo shock fu immediato.
L’antica Persia si trovava solo a pochi chilometri di distanza; tuttavia, già a Meghri, il cambiamento era totale.
L’Armenia si presentava dunque così, sovvertendo tutto.
Una terra segreta, morbida e tagliente, fiera e mai doma, con una storia millenaria e controversa, dove natura e monasteri rievocavano ad ogni dove racconti e ferite ancora vive. Un angolo di mondo grezzo e difficile, scavato tra confini di ogni sorta.
Ciononostante … di una bellezza sconfinata.

_______________________________________________________________________________________________

16 Novembre, verso Meghri ◀ Giorno 415 🇮🇷 – 🇦🇲 ▶
“Ma sei fintissimo!” – mi ha detto ieri un amico.
“Non pedali quasi mai! Sei il peggior cicloviaggiatore che abbia mai incontrato!”, ha aggiunto poi, ridendo, per sfottermi un po’.

Del resto è vero.
Nella prima parte di questo lungo viaggio ho percorso molti molti più chilometri in sella alla mia bicicletta rispetto a quanto fatto durante questo “secondo round”.
Sarà che tra Cina, Asia Centrale e Iran c’era troppo altro da fare – e da attraversare – e così ho scelto di trascorrere più tempo nelle varie città, usando la bici a mo’ di taxi privato e scoprendo un po’ di più di paesi che da tanto tempo mi affascinavano (a discapito dell’avventura più vera, quella che si vive tra pedalate, villaggi remoti, campeggi e strade infinite).
O forse è che, con tutto questo andare, mi sono solamente impigrito.

Sta di fatto che ogni volta che scelgo di pedalare … è uno spettacolo davvero imbarazzante.
E con oggi, Armenia

Questo slideshow richiede JavaScript.

17 Novembre, Meghri ◀ Giorno 416 🇦🇲 ▶
Insomma ieri sera sono entrato a Meghri, in Armenia. Invece di dirigermi subito verso Yerevan, la capitale, ho deciso di fermarmi un attimo. L’Iran dista solo 5 chilometri da qui, eppure ho avvertito il bisogno di una breve pausa per prendere confidenza col cambiamento. Due paesi così vicini, eppure così lontani. Dalle montagne ai colori, dalle targhe ai frutti, dalle case alle facce … tutto qui è così incredibilmente diverso da dove arrivo. In quanto a me, confesso di non saper assolutamente nulla di questo paese. Ma, se il buongiorno si vede dal mattino, allora l’Armenia non ci metterà tanto a conquistarmi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

18 Novembre, verso Yerevan ◀ Giorno 417 🇦🇲 ▶
“NE PONIMAYU!”, avevo imparato a dire in Russia, oltre un anno fa, ogni qualvolta qualcuno provava ad intavolare una discussione insieme a me, scambiandomi per russo.
Credevo che non mi sarebbe mai più servito, ed invece di nuovo mi sono trovato a pronunciarlo, più volte, tra Kyrgyzstan, Kazakistan, Uzbekistan e persino, seppur per poche ore, in Turkmenistan.
“NE PONIMAYU!”

Una volta messo piede in Iran credevo che non avrei davvero dovuto utilizzarlo mai più, così come le poche altre parole di russo che ho appreso nel corso degli ultimi mesi.
E invece, ancora, anche in Armenia.
“NE PONIMAYU!”
In Georgia sarà probabilmente lo stesso, tanto vasta è la parte di mondo dove l’alfabeto cirillico e l’influenza della Grande Madre sono – o sono stati – parte integrante della vita di tutti i giorni.

“NE PONIMAYU!” – (НЕ ПОНИМАЮ in cirillico) espressione tanto facile da ricordare quanto buffa al suono – semplicemente significa “NON CAPISCO!”.
Ma che cos’è che non capisco veramente?
Il russo soltanto?
O il perché mi trovi qui adesso, ancora sulla strada, dopo aver scelto di dedicare ormai quasi oltre due anni della mia vita a non far altro che viaggiare?
La mia barba cambia, le rughe sotto i miei occhi cambiano, e i miei stessi occhi in effetti sono cambiati costantemente, in tutto questo tempo, nutrendosi di novità ed esperienze continue.
Ma io, con il mio essere, la mia anima, il mio spirito (insomma, chiamatelo come volete) … sono davvero cambiato?

Spesso me lo domando.
Ogni giorno, ad essere sincero.
La risposta, per di più, non l’ho ancora trovata.
O forse, come sono ormai più portato a credere, l’ho sempre avuta con me.
Ed un giorno, prima o poi, tutto il disegno mi sarà chiaro.

Lo spero, se non altro.
Perché nel frattempo, io, per non saper né leggere né scrivere – o forse perché davvero non saprei che altro fare – continuo ad andare.
E a ripeterlo. Anche quando non serve.
“NE PONIMAYU!”

[ 18 Novembre 2017 ] Verso Yerevan (Armenia). 3 pm.

20 Novembre, Yerevan ◀ Giorno 419 🇦🇲 ▶
Fondata dal regno di Urartu nel 782 a.C., snodo di grande importanza per le rotte carovaniere sulla Via della Seta, Erevan (o Yerevan) ha vissuto una serie di vite innumerevoli. Capitale del primo stato ufficialmente Cristiano nel 300 d.C., fu poi per secoli contesa tra Persia e Impero Ottomano e quindi a inizio ‘800 occupata dall’Impero Russo, che formalmente non la lasciò più. Dopo la rivoluzione bolscevica fu proclamata capoluogo della Repubblica Socialista Sovietica armena e, in seguito al collasso dell’Unione nel 1991, è diventata la capitale della neonata repubblica armena. Insomma, una città che vanta una storia colossale (come forse nessun’altra al mondo), soggetta – o assoggettata – a dominazioni ed influenze di ogni genere.

Yerevan, oggi, è semplicemente un luogo in cui non si capisce niente; forse perché sorge su un passato che è troppo imponente da poter essere capito, o forse perché vive di un presente ancora impossibile da decifrare. Povero, orgoglioso e colmo di rivalsa. Un presente che fatica ancora a trovare la propria strada … ma le cui potenzialità, così come le cui forme d’espressione, sono davvero infinite.

Questo slideshow richiede JavaScript.

21 Novembre, Yerevan ◀ Giorno 420 🇦🇲 ▶
Storie di monasteri antichissimi, di candele nel buio, di templi romani, di panchine ai bordi di burroni, di taxi sgangherati, di animali liberi per i villaggi, di fiumi impetuosi, di cieli senza fine e di montagne ancora più infinite.
Queste, le storie dell’Armenia più autentica.
E più spettacolare.

Questo slideshow richiede JavaScript.

22 Novembre, Yerevan ◀ Giorno 421 🇦🇲 ▶
Ci sono luoghi di cui è difficile parlare.
O impossibile, tanto è assordante e devastante il silenzio che generano solamente con la loro presenza.
Testimoni ad imperitura memoria di storie di atroci disumanità – di cui spesso ormai si sa poco o nulla – ed il cui solo pensiero lascia spazio soltanto alla vergogna, alle preghiere ed al desiderio di essere vento.

Questo slideshow richiede JavaScript.

23 Novembre, Sevan ◀ Giorno 422 🇦🇲 ▶
“In Armenia? A fine Novembre?”, mi domandavano.
“Ma fa un freddo becco!”, mi dicevano.
“Morirai di gelo lassù sulle montagne!”, profetizzavano.
Non avevavo tutti i torti, in fin dei conti.
Però quanto è anche mostruosamente bella?!

Questo slideshow richiede JavaScript.

23 Novembre, Dilijan e dintorni ◀ Giorno 423 🇦🇲 ▶
Haghartsin & Goshavank.
Potrebbero tranquillamente essere due compagni di merende di Tom Bombadil.
E invece sono altre due semplici, quanto imperiose, pepite dell’Armenia.

Questo slideshow richiede JavaScript.

24 Novembre, Dilijan ◀ Giorno 424 🇦🇲 ▶
“E all’improvviso, arriva lei.
In silenzio, quasi in punta di piedi, senza dire una sola parola.
Troppo timida anche solo per un “ciao”.
Appoggia a terra il suo zaino, i vestiti bagnati dalla pioggia.
Incrociamo lo sguardo per un secondo.
Un sorriso. Anzi, il sorriso.
I suoi occhi sono in viaggio e hanno giá visto tutto.
E in quell’esatto secondo, sono volato più lontano di quanto non sia mai stato in questo splendido giro del mondo.
In quell’esatto secondo, l’ultimo pezzo del puzzle è finito al suo posto, mostrandomi l’immagine più bella che abbia mai avuto la fortuna di ammirare.
In quell’esatto secondo ho capito che niente sarebbe mai stato più lo stesso.”

No, non sono parole scritte da me.
Oggi io ero a camminare, qui, sotto zero, per svariati chilometri e con diversi tipi di pensieri che si arrovellavano nella mia testa.
Questo pezzo è tratto da un libro.
Un libro che non è ancora compiuto.
O che forse, con oggi, lo è.
Un libro che non vedo l’ora di leggere.
Di un amico per il quale non riesco a smettere di gioire, e che non vedo l’ora di poter riabbracciare.

Per chi già non seguisse Simone Piccini-wanderhang ed il suo enorme viaggio, l’invito è di farlo presto, e senza indugio: Wanderhang – viaggio dentro al mondo

 

_______________________________________________________________________________________________

MAPPA DEI LUOGHI

[mapsmarker layer=”42″]

IRAN: nel Paese delle Meraviglie. Quelle vere. (16 Ottobre – 16 Novembre)

Marzo 1, 2018 3967 Views

La fuga dal Turkmenistan non fu programmata, ma accadde in tempi record.
I due mesi nei paesi dell’Asia Centrale avevano dato tanto, ma il richiamo dell’Iran era ormai incontrollabile.
Trentatre giorni, un compleanno, un telefono rubato, notti in treno ed in deserto, minareti, tè, bazaar, spezie e birre analcoliche a profusione; e poi una scorpacciata di tradizioni, culture, religioni, cittadelle, giardini, parchi, paesaggi, sapori e racconti di una terra dalla storia millenaria.
Ma soprattutto, l’accoglienza, l’ospitalità ed i sorrisi di un popolo unico al mondo … e semplicemente indimenticabile.

_______________________________________________________________________________________________

17 e 18 Ottobre, Mashhad ◀ Giorni 385 – 386 🇮🇷 ▶
Dopo il disagio provato in meno di 24 ore in Turkmenistan, l’Iran è iniziato col botto.
E che botto ragazzi!

Mi avevano parlato della stupenda accoglienza del popolo iraniano, ma non mi sarei mai aspettato un livello tale.
Basta camminare per strada con fare stralunato e chiedere la direzione per un luogo ad un ragazzo in motorino, che questi si ferma e ti ci porta; domandare a due ragazzi dove si possa trovare un posto per mangiare e venire scortato a braccia con tanto di cena offerta; visitare un luogo santo e ricevere la guida privata di professori volontari parlanti inglese.
Gli Iraniani, insomma, per ora assolutamente incredibili.

E poi Mashhad, la città dove sono arrivato subito dopo aver sconfinato.
La città santa di Mashhad: seconda città più popolosa del paese (8 milioni) e meta di pellegrinaggio di milioni di musulmani ogni anno, con la tomba dell’Imam Reza (l’ottavo in successione al Profeta) ed il gigantesco complesso di Moschee e Piazze sacre che vi sorge tutto attorno.
Impressionante, poco da dire.
Per come è concepito, ma soprattutto per le sensazioni che suscita.

Lo ammetto, non sono un grande credente né un fervido praticante, ma non riesco a dirmi completamente slegato dalla religione. Quale, tuttavia, non lo so.
Mi dico Cristiano e recito il Padre Nostro quando voglio pregare per le persone a cui voglio bene, ma soltanto perché sono nato in Italia. Se fossi nato a Delhi, o a Tokyo, o a Lhasa, o appunto a Mashhad, probabilmente non sarebbe così.

“Allora dimmi, adesso credi veramente all’Imam Reza?”, mi ha domandato oggi il giovane Hamid, un simpatico ragazzo in pellegrinaggio da Isfahan col quale ho trascorso il pomeriggio, tra minareti, cupole dorate, migliaia di persone assorte in preghiera e racconti di miracoli del Sant’Uomo.
“Non lo so, Hamid. Davvero.”, gli ho risposto quasi scusandomi. “Credo che vi siano uomini buoni e uomini meno buoni. Credo che lui sia stato sicuramente un grande uomo, molto buono, che ha donato gioia e speranza a tantissime persone e che ancora continua a farlo, ma non posso assicurarti di credere ai miracoli o che legarsi alla sua tomba porti alla redenzione. Mi piace crederlo, diciamo così. Per il resto mi taglio fuori e cerco di vivere al meglio il tempo che mi viene concesso. Altro, non so. Non credo che lo capirei.”
Un sorriso perplesso si è disegnato sul suo volto, poco prima che ci abbracciassimo in un saluto fraterno e ci augurassimo buona fortuna a vicenda.

La domanda, però, aleggia ancora sopra di me.
Dopo aver trascorso due giorni in un luogo dove la religione è vissuta profondamente in ogni singola fibra del corpo ed in ogni singola onda della mente, mi sento stupito, confuso, frastornato.
Come di fronte ad una tela di cui non colgo l’importanza, o ad una partita di uno sport bellissimo di cui però non capisco le regole, o ad un film meraviglioso, ma parlato in una lingua incomprensibile e senza sottotitoli.
Posso credere davvero all’Imam Reza?
Posso credere davvero ai suoi miracoli?
O a quelli di Gesù?
O che vi sia un Paradiso?

Mi piace crederlo, diciamo così.
Voglio dire, rimarrei probabilmente deluso se dovessi poi scoprire che non esiste un aldilà. Che non c’è un’altra vita dopo questa, o una reincarnazione o chissà che altro. Come se fossi costretto a lasciare il cinema a fine primo tempo, prima dell’inizio della seconda parte.
Magari sarà così, magari no.
Chissà le domande che mi porrò, quando sarà il momento.

“Ma dai, era davvero tutto lì?”
“Ah, no, c’è una luce! Che succeda qualcosa adesso?”
“In che cosa mi sto trasformando?”
“Ma che, sono ancora io! Allora ci sarà modo di ascoltare ancora le storie del Nonno lassù? O di bere una birra coi miei amici? O di giocare coi miei nipoti?”
“E poi … con che età ci andrò? Come mi vedranno mia madre e mio padre? Come l’uomo che sono ora o come il neonato che hanno preso in braccio tanti anni fa?”
“Ma soprattutto … perché sto ancora pensando?”

Se inizio non finisco più, per questo preferisco tagliarmi fuori.
Sarebbe bello vederlo lì però, un giorno, l’Imam Reza.
Insieme a tutti gli altri, a secondo tempo iniziato.
Sperando soltanto che poi, in qualche punto della proiezione, arrivi anche la voce fuori campo a spiegare tutta la storia.
E, soprattutto, a raccontare il finale.

Questo slideshow richiede JavaScript.

19 Ottobre, verso Kerman ◀ Giorno 387 🇮🇷 ▶
Non smetterò mai di amare i viaggi in treno.
Soprattutto quelli in un paese nuovo, dove al principio non capisco un belino, mi barcameno tra indicazioni incerte, vago per un poco nel mezzo di stazioni affascinanti e poi, con un lieve fremito, trovo il binario, il treno, il vagone, la cuccetta giusta, posiziono la bicicletta sopra la mia testa ed un mondo nuovo mi si spalanca davanti.
20 ore passano via in fretta se hai un posto per sdraiarti, compagni di viaggio che diventano amici e ti offrono del cibo, un buon libro, tanto sonno e magari anche degli incredibili tramonti Persiani.

Questo slideshow richiede JavaScript.

20 Ottobre, Kerman ◀ Giorno 388 🇮🇷 ▶
Devo ammetterlo: non ci sto ancora capendo nulla.
Sono in Iran da ormai già 4 giorni ma ho capito davvero pochissimo, o forse proprio nulla.
Dopo la religiosità profonda di Mashhad, un lungo viaggio in treno ed una mezza giornata nella cittadina di Kerman, posso solamente dire che la varietà di questo paese è incredibile, imbarazzante, a tratti opprimente.
Non è una terra affatto semplice, e poi c’è troppo da fare, troppo da vedere, troppo da vivere; oggi, per un attimo, ne sono quasi rimasto sopraffatto.
Così ho provato a non pensare, a non studiare le troppe possibilità e lasciare che sia un po’ il caso a decidere per me nei prossimi giorni.
Poi, dopo essermi spinto in bicicletta tra i segreti di Kerman, dopo aver passato vie, parchi e bazaar, un uomo chiamato Hossein mi ha preso per mano.
“Da dove vieni?”
“Italia”
Le domande si sono fermate lì.
“Vieni qui, amico. Siediti. Per favore, serviti di quello che vuoi e rimani qui con noi fino a quando vuoi. Questa è la mia famiglia. Adesso, anche la tua.”
Le luci della sera hanno poi avvolto il giorno.
E, grazie al signor Hossein, il domani non fa più così paura.

Questo slideshow richiede JavaScript.

21 Ottobre, dintorni di Kerman ◀ Giorno 389 🇮🇷 ▶
Sei in Iran. Ci sei arrivato dai confini del nord-est col Turkmenistan. Hai 30 giorni di tempo ed un paese immenso – in termini di estensione, storia e possibilità – da poter visitare. Dopo due giorni nella città santa di Mashhad, decidi di spostarti. Apri le mappe e scegli una città a caso, nel Sud del paese. Un viaggio in treno di quasi 24 ore ti ci porta.

Arrivi a Kerman. Sai poco dell’Iran, quasi nulla del sud dell’Iran e assolutamente niente di Kerman. La reputi graziosa e decidi di rimanervi due giorni, non sapendo bene che cosa fare. Ti scontri subito con le difficoltà naturali della regione ed i costi esorbitanti dei tour guidati alla scoperta dei tesori del luogo. Trascorri il primo giorno a ciondolare tra le vie, i parchi ed i bazaar, lasciando che siano gli Iraniani a regalarti le migliori memorie.

Giunge il secondo giorno, e con esso le opzioni:

1) Trascorrerlo come il primo;

2) Provare ad avventurarti in bici verso le muraglie montuose che circondano Kerman, e verificare di persona che il deserto del Dasht-e Lut raggiunga davvero i 70° di cui si narra (da misurazioni della NASA pare che sia il luogo dove si registrano le temperature più alte della superficie terrestre);

3) Cercare un trasporto locale e raggiungere una delle cittadine nei dintorni di Kerman, dove perderti randomicamente per un po’;

4) Entrate in un hotel per cambiare dei dollari, scoprire che si tratta di un punto di ritrovo di svariati viaggiatori (di cui il primo giorno non avevi avuto nemmeno il più vago sentore), trovarne due con le tue stesse domande, imbatterti in un taxista silenzioso, premuroso e gentile (oltre che assurdamente economico) e partire così alla volta di giardini sontuosi, cittadelle epiche, montagne dalla sabbia colorata, lingue d’asfalto circondate da deserti, tunnel per l’acqua scavati nella terra infuocata, caravanserragli degni di racconti, dune rocciose dalle forme magiche e tramonti che ti trasformano in una nullità, prima che le stelle di una notte color ossidiana tornino a ricordarti che un nuovo, incredibile capitolo del tuo giovane libro Iraniano è appena giunto al termine.

Secondo voi quale delle 4 opzioni mi è capitata?
Le immagini sono tante, lo so.
Tuttavia, credetemi, non ne basterebbe nemmeno il triplo.

Tutto questo, in un semplice giorno a Kerman. In Iran.

Questo slideshow richiede JavaScript.

23 Ottobre, Yazd ◀ Giorno 391 🇮🇷 ▶
Poi arrivi a Yazd.
E dalla terrazza dell’ostello vedi questo…

Questo slideshow richiede JavaScript.

24 Ottobre, Yazd ◀ Giorno 392 🇮🇷 ▶
Qualche immagine in più di un gioiello persiano chiamato Yazd.
E le ultime, da 33 enne.

Questo slideshow richiede JavaScript.

25 Ottobre, Yazd ◀ Giorno 393 🇮🇷 ▶
Quante domande stamattina.
Non le classiche degli ultimi mesi, del tipo “dove andare oggi?, “come arrivarci?” e “dove dormire?”.

Sarà che mi sono svegliato con anagraficamente un anno in più, svariati messaggi di auguri a ricordarmelo ed una tragica notizia relativa alla scomparsa di una persona cara, ma le domande quest’oggi erano di tutta un’altra natura.

“Che cosa stai facendo della tua vita, Vieri?”
“Perché hai scelto di mettere tutto da parte e di viaggiare per così tanto tempo?”
“Perché ti trovi in Iran, lontano da tutte le persone cui vuoi bene?”
“Sei sicuro che questa sia la strada giusta?”

Sì, insomma, roba soft.
Poi un caldo torrido ha avvolto Yazd, i messaggi sono diventati decine (ringrazio tutti coloro che mi hanno dedicato anche solo un pensiero, risponderò presto ad ognuno) ed io mi sono lentamente afflosciato in ostello, sopraffatto dalle domande e ben lontano da quello che si potrebbe definire un compleanno da wow.

A pomeriggio inoltrato sono uscito a correre, perdendomi nelle vie di una città iraniana antica di secoli, alla ricerca di fatica, sudore e spensieratezza.
Così sono andato a ritroso con la mente, ripercorrendo in pensieri e ricordi tutto quello che ho vissuto nell’ultimo anno e mezzo.
Tutto quello che mi ha portato ad essere la persona che sono oggi, così come mi sono ricordato di essere: un uomo fortunato.

Fortunato per aver avuto molte possibilità dalla vita, fortunato per essermi impegnato e per aver provato ad inseguire fino in fondo quello che il mio cuore suggeriva, e fortunato per aver ricevuto il supporto, l’amicizia e l’amore di tante persone, senza le quali nulla di quello che ho provato ad assemblare in questo piccolo video sarebbe mai stato possibile.
Fortunato perché, sì, ho finalmente chiaro in mente quale sia il mio posto nel mondo.
O per lo meno dove.

PS: non sono un viedeomaker. Ne conosco/seguo diversi – anche di molto bravi – e so bene di non aver prodotto un capolavoro (con le connessioni che ho del resto non sarebbe stato facile).
Si tratta semplicemente di un breve riassunto, in immagini, di quello che è accaduto nella mia vita da Giugno 2016 a questa parte.
Se non altro credo che valga la pena anche soltanto ascoltarlo, perché la musica, a mio parere, è davvero sublime … e racchiude in sé tutto quello che c’è da dire.
Che poi si sa, si diventa sentimentali molto facilmente quando si compiono 18 anni

Grazie a tutti quanti per gli auguri e per aver reso possibile tutto questo!

26 Ottobre, Mehriz ◀ Giorno 394 🇮🇷 ▶
Dopo un compleanno trascorso ancora nell’incanto di Yazd, ecco che ho scelto di aprire i 34 pedalando.
Verso sud. Verso una cittadina di nome Mehriz.
Una cinquantina di chilometri di deserto per andare a trovare il simpatico Ali, che con la sua famiglia mi aveva offerto ospitalità ancora quando mi trovavo a Mashhad (potere di internet).
L’ospitalità Iraniana, ancora una volta, si è dimostrata incredibile; come se mi fossi ricongiunto con un vecchio amico, in attesa di riabbracciarmi dopo anni di esilio militare.
È davvero impossibile non amare questo paese.

PS: i pantaloncini corti non sono visti molto bene nel paese, quindi tocca pedalare vestiti tipo supereroi con le pezze.
PS2: non sono solito indossare sandali con brillantini fucsia. Ero appena stato accolto a casa di Ali e la moglie mi ha rifilato il primo paio di ciabatte disponibile per non lasciarmi scalzo. Non si va molto per il sottile in Iran

Questo slideshow richiede JavaScript.

27 Ottobre, Mehriz ◀ Giorno 395 🇮🇷 ▶
Cosa succede quando sei in Iran, è venerdì, e ti sei svegliato in casa di un ciclista?
Succede che la sveglia suona alle 6, inforchi una delle mountain-bikes del tuo ospite, aspetti una decina di amici, parti alla volta delle montagne della Persia, sudi per due ore abbondanti sotto un sole porcone e poi raggiungi una casa in cima ad un passo, dove altri amici hanno già acceso un fuoco, disteso i tappeti e messo a bollire il tè.
Poi c’è chi inizia a cucinare, chi dal nulla tira fuori cesti di frutta, pane, formaggio, zucchero e canditi, chi prepara il narghilè e chi si mette a cantare o a ballare, richiamato dal battito di mani di tutto il gruppo.
Tutto vero. Zero fronzoli e zero difficoltà.
Solo la semplice voglia di stare insieme e divertirsi, condividendo quel poco che si ha nel giorno in cui è possibile farlo.
Perché il venerdì in Iran – come in tutti i paesi islamici – equivale alla nostra domenica, e mi è ormai fuor di dubbio che questo sia il paese più generoso e prodigo di sorrisi che abbia mai incontrato in tutta la mia vita.

Questo slideshow richiede JavaScript.

28 Ottobre, Kashan ◀ Giorno 396 🇮🇷 ▶
Facce da Iran. (No, non è proprio un bel paese)

Questo slideshow richiede JavaScript.

29 Ottobre, Kashan ◀ Giorno 397 🇮🇷 ▶
Qui Kashan, Iran.
Niente di nuovo da raccontare.
Passo e chiudo.
😱

Questo slideshow richiede JavaScript.

31 Ottobre, Kashan ◀ Giorno 399 🇮🇷 ▶
Scusatemi se ieri non ho scritto.
È che mi sono allontanato un poco, ed alla fine la notte mi ha sorpreso.
Stavo cercando la fine dell’Iran, ma non l’ho trovata. Al suo posto, solo una bellezza senza fine.

Questo slideshow richiede JavaScript.

1 Novembre, Isfahan ◀ Giorno 400 🇮🇷 ▶
Se Samarcanda fu sinonimo di felicità e soddisfazione, Isfahan non può che esserlo di stupore e meraviglia.
Oggi, giorno di Ognissanti 2017, metto piede (e ruote) in quello che è forse il luogo più rappresentativo di tutto l’Iran. Di certo, uno dei più incredibili che abbia mai incontrato sulla mia strada.
E domani … sono 400  🌏

[ 1 Novembre 2017 ] Isfahan (Iran).Piazza Imam Khomeini. 4 pm.

2 Novembre, Isfahan ◀ Giorno 401 🇮🇷 ▶
Avevo immaginato di festeggiarlo in maniera diversa, il quattrocentunesimo giorno di viaggio. Invece una stupida quanto fatale disattenzione ed un’abile manolesta iraniana hanno voluto altrimenti.
Sì, perché, dopo avermi accompagnato in Grecia ed in una buona parte di mondo, dopo essere stato smarrito e ritrovato in Serbia ed in Mongolia, dopo essere sopravvissuto a due incidenti acquatici in Vietnam e Thailandia, il mio fidato smartphone, ieri sera, ha deciso di prendere una strada diversa dalla mia.
Trascorrere l’intera giornata nella risoluzione di tutta quella serie di problemi correlati al furto di un telefono, soprattutto quando si è in un paese straniero, non era esattamente quello che desideravo.
Eppure, tant’è.
L’Iran dà, l’Iran toglie.
E poi ridà di nuovo.
Questa è difatti una foto con la persona che oggi, in cambio di nulla, mi ha accompagnato per ore ed aiutato a smarcare una serie di noie incredibili (insormontabili forse, se fossi stato da solo) e che mi ha permesso di mantenere intatta l’immagine di un paese che – ancora una volta – mi ha lasciato di stucco.
Perché un telefono si può smarrire, ritrovare e all’occorrenza ricomprare … ma un’amicizia, quando vera e genuina, rimane un dono raro da incontrare.
Quindi grazie, Mohsen.
E grazie, ancora una volta, Iran.

[ 2 Novembre 2017 ] Isfahan (Iran). 4 pm.

SERA
L’Iran è un paese meraviglioso, non smetterò mai di dirlo.
Luoghi, gente, storia, cultura, tutto bellissimo.
C’è sono un grande problema, fonte di enorme disagio ed inesausta amarezza: la birra.
Senza alcol.
Al limone.
E pure con la cannuccia.

[ 2 Novembre 2017 ] Isfahan (Iran). 9 pm.

3 Novembre, Isfahan ◀ Giorno 402 🇮🇷 ▶
Perché gli iraniani non sanno proprio che cosa significhi trascorrere il proprio giorno di festa all’aperto ed in semplice armonia.
E men che meno il significato di picnic.

PS: volevo andare al parco a leggere oggi, e invece sono finito a bere 70 tazze di tè, mangiare centinaia di biscotti, otto spiedini e milioni di chicchi di melograno.

Questo slideshow richiede JavaScript.

4 Novembre, Isfahan ◀ Giorno 403 🇮🇷 ▶
Trascorrere tre giorni a Isfahan e non combinare praticamente niente.
Il primo, a bighellonare in giro con un amico spagnolo incontrato in ostello, rimandando il tutto all’indomani (e poi a farmi fregare il telefono in serata). Il secondo, a risolvere i problemi legati al furto. Il terzo, ad ingrassare nel mezzo di picnic e decine di inviti di famiglie iraniane a festeggiare il venerdì insieme.

I giorni scorrono veloci e quelli rimasti disponibili a visto non sono più molti, quindi oggi ho scelto di spostarmi verso sud, verso la città di Shiraz, altro capoluogo d’interesse del paese.
Con un piccolo groppo in gola, per aver goduto troppo poco delle gemme preziose di Isfahan.
Ma con la chiara intenzione di ritornarci, un giorno non troppo lontano nel tempo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

5 Novembre, Shiraz ◀ Giorno 404 🇮🇷 ▶
“Quant’è bella Shiraz, al mondo non ha pari!” – scriveva, secoli fa, il poeta e mistico persiano Hafez.
Non posso dire altrimenti, anche se un giorno è ancora troppo poco per confermarne la bellezza.
Di certo a Shiraz c’è qualcosa che nelle altre città iraniane finora non avevo ancora trovato, e che per la verità mi mancava dai giorni di Almaty, in Kazakistan.
Qualcosa che mi ha permesso di praticare il mio passatempo cittadino preferito: una semplice montagna, dove spingermi in solitudine per poter ammirare la città dall’alto, stappare una birra (ah, no, scusate,sono in Iran), attendendo lo spegnersi delle luci ed un nuovo, sorprendente, calar del sipario.

Questo slideshow richiede JavaScript.

6 Novembre, Shiraz ◀ Giorno 405 🇮🇷 ▶
Allora forse Hafez aveva ragione …

Questo slideshow richiede JavaScript.

7 Novembre, Shiraz ◀ Giorno 406 🇮🇷 ▶
“Vieri, sai già dove sarai a Novembre?”
“Non ne ho idea zio, è tra quattro mesi! Perché?”
“Ecco, io e la zia faremo un viaggio in Iran e avevamo pensato che sarebbe bello incontrarci laggiù … tu che dici?”
“Allora dico che sarò in Iran!”

Una delle parti più difficili del viaggiare in solitaria è stare per tanto tempo lontano dalle persone cui si vuole bene.
Per me è senz’altro la più difficile, ed anche la ragion per cui sto ritornando – seppur lentamente – verso casa.
Però è anche così che un semplice abbraccio diventa una sorpresa indimenticabile, ed una delle memorie di viaggio più belle di tutto questo lungo e bizzarro peregrinare in giro per il mondo.

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2018/02/Video-Shiraz-zio-Paolo.mp4

 

8 Novembre, Shiraz (Persepoli)◀ Giorno 407 🇮🇷 ▶
Partire alla scoperta dei palazzi di Dario, Artaserse, Ciro il Grande, e dei tesori della capitale dell’Impero Persiano – uno dei più ricchi e imponenti mai visti sulla terra – data alle fiamme da Alessandro Magno durante la sua furiosa conquista del mondo … ed invece finire per trovare tuo zio  😎 😍

Questo slideshow richiede JavaScript.

9 Novembre, Shiraz ◀ Giorno 408 🇮🇷 ▶
Prima a Est, poi a Ovest ed infine a Sud.
Tre settimane in Iran per partire da Mashhad ed arrivare fino a Shiraz.
Ora è tempo di lasciare quest’altra gemma Persiana e cominciare la salita verso Nord.
Verso Tehran, quindi il Caucaso.
E l’inverno  ❄

Questo slideshow richiede JavaScript.

11 Novembre, Tehran ◀ Giorno 410 🇮🇷 ▶
Tehran, per chi – come me – non è un grande amante delle metropoli e degli ambienti cittadini in generale, potrebbe facilmente sembrare come l’inizio dell’Apocalisse.
Eppure, non so come, c’è qualcosa che affascina. Scoprire che cosa non sarà facile, ma ci proverò.
Almeno per un giorno  😅

[ 10 Novembre 2017 ] Tehran (Iran). Baam Tehran. 5,30 pm.

12 Novembre, Tehran ◀ Giorno 411 🇮🇷 ▶
Tehran è caos, Tehran è grigio, Tehran è gas, Tehran è smog, Tehran è traffico, Tehran è clacson, Tehran è fischi, Tehran è rumori, Tehran è un mostro a cento teste dove 15 milioni di individui vivono una vita frenetica dando vita ad un puzzle senza fine ed in continuo stravolgimento.
Tehran, insomma, non è un bel posto.
Per me, per lo meno.
Però … però del magico c’è.
Eccome se c’è.

Questo slideshow richiede JavaScript.

13 Novembre, Tehran ◀ Giorno 412 🇮🇷 ▶
Tre giorni a Tehran e viverli in una piccola splendida famiglia, circondato da quel tipo di cura e dolcezza che solo una madre ed una sorella saprebbero dare.
Questa è per me la vera magia di Tehran, e dell’Iran intero.
Quella vera.

[ 13 Novembre 2017 ] Tehran (Iran).

14 Novembre, Tabriz ◀ Giorno 413 🇮🇷 ▶
30 giorni in Iran oggi, ed eccomi arrivato in quella che probabilmente sarà per me l’ultima tappa – a questo giro, per lo meno – di questo sorprendente paese.
Tabriz, Nord – Ovest dell’Iran.
Una città non lontana dalle montagne del Caucaso, dai confini con Turchia, Armenia ed Azerbaijan oltre che dalla regione del Kurdistan, flagellata due giorni fa da un disastroso terremoto.
Una città al di fuori dei circuiti più classici, tra quelli proposti per i tour in Iran; forse perché ben distante dalle sue ben più note sorelle (situate al Centro – Sud del paese), o forse perché incredibilmente – ed imperdonabilmente – sottovalutata.

Questo slideshow richiede JavaScript.

15 Novembre, Tabriz (Kandovan) ◀ Giorno 414 🇮🇷 ▶
Non poteva che finire così, con l’Iran.
Dopo avermi donato sorprese continue con le moschee di Mashhad, i deserti di Kerman, le vie silenziose e le vedute di Yazd, gli amici di Mehriz, le unicità di Kashan, le piazze ed i ponti di Isfahan, i colori, le antichità e gli abbracci familiari di Shiraz, i segreti e le dolcezze di Tehran, e con i bazaar e le squisitezze di Tabriz … ecco che oggi, durante il mio ultimo giorno in terra iranica, sono davvero rimasto a bocca aperta.
Cristallizzato di fronte ad un luogo la cui esistenza è difficile addirittura soltanto immaginare. E la cui bellezza lascia veramente senza parole.

Questo slideshow richiede JavaScript.

16 Novembre, confine con l’Armenia ◀ Giorno 415 🇮🇷 – 🇦🇲 ▶

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2018/02/Video-confine-Italia-Svezia.mp4

 

_______________________________________________________________________________________________

MAPPA DEI LUOGHI

[mapsmarker layer=”41″]

 

Facebook

Facebook

Categorie

  • BAMBINI CARDIOPATICI3
  • CICLADI112
    • AMORGOS6
    • ANTIPAROS5
    • ARCHIVI3
    • CATS FROM GREECE10
    • DOGS FROM GREECE2
    • FOLEGANDROS10
    • IOS6
    • KOFOUNISSI7
    • MILOS10
    • MYKONOS3
    • NAXOS20
    • PAROS9
    • PEOPLE FROM GREECE31
    • PREPARATIVI3
    • RANDOM PICS47
    • RIFLESSIONI7
    • SANTORINI9
    • SCHINOUSSA2
    • SERIFOS9
    • SIFNOS19
    • SYROS8
  • DIARIO DI VIAGGIO28
  • GRECIA1
  • MACEDONIA DEL NORD1
  • MILANO – BANGKOK45
    • BOSNIA3
    • BULGARIA1
    • CAMBOGIA2
    • CINA7
      • PECHINO1
      • PEOPLE FROM CHINA1
      • YANGSHUO OUTSIDE INN1
    • CROAZIA2
    • ESTONIA1
    • ITALIA3
    • LAOS4
    • LETTONIA1
    • LITUANIA1
    • MONGOLIA2
    • POLONIA2
    • REPUBBLICA CECA1
    • ROMANIA2
    • RUSSIA6
      • TRANSIBERIANA4
    • SERBIA2
    • SLOVACCHIA1
    • SLOVENIA1
    • THAILANDIA3
    • UNGHERIA2
    • VIETNAM2
  • RACCONTI8
  • VIA DELLA SETA9
    • ARMENIA1
    • CINA1
    • GEORGIA1
    • IRAN1
    • KAZAKISTAN1
    • KIRGHIZISTAN1
    • TURCHIA1
    • TURKMENISTAN1
    • UZBEKISTAN1
  • VIA FRANCIGENA9
  • video1

Archivi

  • Novembre 20191
  • Marzo 20184
  • Febbraio 20185
  • Luglio 20176
  • Giugno 20179
  • Maggio 201712
  • Aprile 20173
  • Marzo 20171
  • Gennaio 20171
  • Dicembre 20161
  • Settembre 20162
  • Luglio 20164
  • Giugno 20165
  • Maggio 20161
  • Marzo 20162
  • Febbraio 20167
  • Ottobre 20154
  • Settembre 201545
  • Agosto 201557
  • Luglio 20151
Marzo 2018
L M M G V S D
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  
« Feb   Nov »

Posts più letti

CHI SONO

vemfard

vemfard

Visualizza Profilo Completo →

Articoli recenti

  • FULL CIRCLE (Aprile 2019)
  • ISTANBUL e RITORNO
  • GEORGIA: cronache Caucasiche (Parte 2 – 26 Novembre / 7 Dicembre)
  • ARMENIA: cronache Caucasiche (Parte 1 – 16/25 Novembre)
  • IRAN: nel Paese delle Meraviglie. Quelle vere. (16 Ottobre – 16 Novembre)

Archivi

  • Novembre 2019
  • Marzo 2018
  • Febbraio 2018
  • Luglio 2017
  • Giugno 2017
  • Maggio 2017
  • Aprile 2017
  • Marzo 2017
  • Gennaio 2017
  • Dicembre 2016
  • Settembre 2016
  • Luglio 2016
  • Giugno 2016
  • Maggio 2016
  • Marzo 2016
  • Febbraio 2016
  • Ottobre 2015
  • Settembre 2015
  • Agosto 2015
  • Luglio 2015

Categorie

  • AMORGOS
  • ANTIPAROS
  • ARCHIVI
  • ARMENIA
  • BAMBINI CARDIOPATICI
  • BOSNIA
  • BULGARIA
  • CAMBOGIA
  • CATS FROM GREECE
  • CICLADI
  • CINA
  • CINA
  • CROAZIA
  • DIARIO DI VIAGGIO
  • DOGS FROM GREECE
  • ESTONIA
  • FOLEGANDROS
  • GEORGIA
  • GRECIA
  • IOS
  • IRAN
  • ITALIA
  • KAZAKISTAN
  • KIRGHIZISTAN
  • KOFOUNISSI
  • LAOS
  • LETTONIA
  • LITUANIA
  • MACEDONIA DEL NORD
  • MILANO – BANGKOK
  • MILOS
  • MONGOLIA
  • MYKONOS
  • NAXOS
  • PAROS
  • PECHINO
  • PEOPLE FROM CHINA
  • PEOPLE FROM GREECE
  • POLONIA
  • PREPARATIVI
  • RACCONTI
  • RANDOM PICS
  • REPUBBLICA CECA
  • RIFLESSIONI
  • ROMANIA
  • RUSSIA
  • SANTORINI
  • SCHINOUSSA
  • SERBIA
  • SERIFOS
  • SIFNOS
  • SLOVACCHIA
  • SLOVENIA
  • SYROS
  • THAILANDIA
  • TRANSIBERIANA
  • TURCHIA
  • TURKMENISTAN
  • UNGHERIA
  • UZBEKISTAN
  • VIA DELLA SETA
  • VIA FRANCIGENA
  • video
  • VIETNAM
  • YANGSHUO OUTSIDE INN

Social Networks

  • Visualizza il profilo di BiCicladi su Facebook
  • Visualizza il profilo di BiCicladi su Twitter
  • Visualizza il profilo di vemfard_bicicladi su Instagram
  • Visualizza il profilo di MrLoki09 su YouTube

Iscriviti al Blog via Email

BiCicladi  |  All Rights Reserved
 

Caricamento commenti...