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In Viaggio con una Bici Pieghevole
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Monthly Archives: Giugno 2017

LAOS (Seconda Parte): Tad Lo, Champasak, il Mekong e l’isola di Don Det (1 – 10 Gennaio)

Giugno 30, 2017 3760 Views

Se, del mio mese trascorso in Laos, la prima parte era stata a dir poco sorprendente, la seconda parte … beh … forse lo sarebbe stata ancor di più.

_______________________________________________________________________________________________

1 Gennaio, Tad Lo (Laos) | Giorno 214 🇱🇦
Il 1 di Gennaio, per me, ha sempre significato soltanto una cosa.
Un’altra delle mie abitudini che inconsciamente ho appreso da mio padre e da mio nonno, e che ogni anno mi trovo ad aspettare quasi con trepidazione.
Ore 13 (o forse 14 ora), Rai 1: il Concerto di Capodanno.

Oggi, però, non mi sono svegliato in Italia, e così ho scelto di non
sintonizzarmi su alcun televisore e, invece, di pedalare.
Fino alle cascate di Tad Lo, nel Laos del Sud.

Un’alba senza una nube dietro i monti di Pakse, la mia Overture dei Wiener Philharmoniker.
90 km di virtuosi sali e scendi sulle strade statali numero 16 e 20, la mia Musik Verein
ed i miei Johann Strauss Sr e Johann Strauss Jr.
Un vento fetente ed un sole graffiante, la mia immancabile Peppi Franzelin.
La bicicletta, la stanchezza ed il sudore vigoroso, i miei Lorin Maazel e Claudio Abbado.
La discesa pomeridiana verso l’altopiano del Bolaven, il mio “Sul bel Danubio Blu”.
I bambini di strada ed i monaci arancioni sotto l’acqua, la mia folle “Marcia di Radetzky”.
Il meritato tuffo ed il riposo conclusivo sull’amaca del bungalow di fronte alle cascate, i miei scroscianti applausi finali.

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2 Gennaio, Tad Lo (Laos) | Giorno 215 🇱🇦
Dopo essermele sudate ieri, oggi me le sono meritate e godute fino in fondo.
Dall’alba al tramonto.
Le cascate di Tad Lo.

Sí, perché a Tad Lo ci sono delle cascate.
Sembra che quasi solo la gente del posto lo sappia, perché gli stranieri sono davvero pochi.

Forse perché le cascate di Tad Lo sono abbastanza lontane dai circuiti turistici più classici del Laos.
O forse è perché non sono davvero nulla di che.

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3 Gennaio, Tad Lo (Laos) | Giorno 216 🇱🇦
Svegliarsi da un dolce sonno e osservare i riflessi sul fiume antistante il bungalow per l’ultima volta.
Prepararsi per ritornare a Pakse.
Leggere il messaggio di un amico, mentre fai colazione, che ti suggerisce di dedicare una giornata in più a Tad Lo e camminare per le valli vicine.
Decidere di ascoltarne il consiglio, mentre osservi un elefante che si bagna la proboscide
davanti alla tua tazza di caffè.
Iniziare a camminare, a caso, verso una montagna, quando ancora è mattino.
Incontrare, ad un bivio, Max, un 27enne tedesco giunto fin qui da casa sua in motocicletta, che ti offre un passaggio fino in cima, dove la vista ti lascia di sasso.
Accettarlo e lasciarti andare in chiacchiere con qualcuno che sembra essere te stesso pochi anni addietro e con cui diventi immediatamente amico.
Ritornare a valle con le tue gambe e rinfrescarti in una pozza dove alcuni bambini stanno giocando col fango.
Perderti nella vegetazione laotiana, sotto un sole cocente, per più di un’ora.
Imbatterti in un ragazzino che sorride del tuo esserti perduto e che si offre di riaccompagnarti a Tad Lo in cambio di “money!”.
Gentilmente, sfancularlo.
Ascoltare il richiamo del fiume in lontananza e provare a rintracciare la via da solo … che non ti sei smarrito nel deserto dei Gobi.
Arrivare in un villaggio dimenticato da Dio, dove le persone non sembrano preoccuparsene più di tanto ed infatti dormono, o bevono, o fumano, o ballano, o cantano, o giocano con una scimmia. Soprattutto, ridono.
Ritrovare il fiume di cui avevi bisogno e stringere in alto il pugno in segno di vittoria.
Abbracciare la cascata da cui eri partito, sotto una luce nuova.
Scioglierti nei suoi riflessi, ancora una volta, e poi ancora, e ancora, all’infinito.
Il tuo bizzarro, imponderabile, 3 di Gennaio.

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4 Gennaio, Pakse (Laos) | Giorno 217 🇱🇦
Mi sono accorto solo adesso che ieri non ho caricato le tre foto conclusive del post.
Quella di una scimmietta, quella del fiume ritrovato dopo tanto camminare … e poi quella, finale, della cascata di Tad Lo Sud, vista sotto una nuova luce.

Allora la posto oggi.
Un po’ perché sono tornato a Pakse, fa un caldo allucinante e l’unica cosa che potrei fotografare è una bottiglia di BeerLao.
Un po’ perché non era tanto male.
Credo.

[ 3 Gennaio 2017 ] Cascate di Tad Lo Sud (Laos). 3 pm.

5 Gennaio, Champasak (Laos) | Giorno 218 🇱🇦 – VIDEO
5 minuti di fantasticherie coi piedi a mollo in una piscina sul Mekong.
Poi … “una limonata, grazie.”
Bello però è bello, eh.

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/06/Video-Laos-hotel-Mekong.mp4

 

POMERIGGIO
Se ieri ho latitato – e in termini di racconti e in termini fotografici, tanto da farmi venire l’amarezza per la troppa inattività – oggi sono tornato a pedalare.
E, come sempre, quando decido di farlo, le cose succedono.

Il “piano”, ieri, era di arrivare in qualche modo alle cosiddette “4000 isole”, un luogo a quanto pare ameno e imperdibile al confine tra Laos e Cambogia.
Stavo per prenotare un autobus da Pakse, per oggi, quando poi ho pensato che 180 km li avrei potuti coprire anche in bicicletta, in un paio di giorni.
Ogni volta, però, ecco che divento preda delle domande:
– come sarà la strada?
– e il caldo?
– ne varrà la pena?
– troverò dove dormire?
– e i Quiriti? Chi sono i Quiriti?

Un incontro casuale di ieri sera, tuttavia, mi ha lanciato un salvagente: “Magari puoi attraversare il Mekong e pedalare dall’altro lato per alcune decine di chilometri. Dicono che Champasak sia un bel villaggio dove fermarsi. E poi c’è il Wat Phou poco distante. È sito UNESCO, sai? Magari merita”.
Decido di vincere i dubbi, e di non pormi più domande.
Semplicemente partendo, così, verso l’ignoto, senza poterne avere il minimo sospetto, avrò la fortuna di regalarmi:

– quattro ore di pedalata facile e caldissima;
– un sogno di 5 minuti di fronte alla piscina di un resort, complice un fraintendimento in reception relativo al costo di una notte;
– una Guesthouse di Champasak immersa in un’atmosfera degna della città di Mu, dove per un ventesimo del costo del resort ho la mia piscina privata e gigantesca, affacciata sull’altopiano del Bolaven … il Mekong;
– un pomeriggio in un tempio dell’impero Khmer di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza, che insieme a Angkor Wat e My Son forma un trittico capolavoro dell’umanità, dove per due ore mi sono perduto in vedute insperate, bellezze intollerabili e silenzi lontani millenni;
– un ultimo tuffo e nuove libere bracciate nelle acque del Mekong, fronte, ancora, al tramonto sul Bolaven;
– una delle giornate più intense e sorprendenti che la mia memoria possa ricordare.

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6 Gennaio, Ban Boungkeo (Laos) | Giorno 219 🇱🇦
Rapido e indolore.

Ho iniziato presto stamattina.
Alle 8 c’era bel fresco.
Alle 11 stavo cuocendo.
Dopo 40 km da che son partito, ho trovato un villaggio.
Ho cercato di raggiungere il fiume.
Per nuotare.
Mentre rifiatavo sotto una palma, sulle rive del Mekong, alcuni ragazzi mi hanno offerto da bere.
Abbiamo iniziato a parlare.
Erano simpatici, così come i loro bambini.
Ci sono linguaggi che riescono immediati.
Mi hanno inviato a restare una notte da loro.
Faceva ancora molto caldo.
Ho accettato l’invito.
Stanotte dormo sul pavimento con 5 bambini Laotiani.
In un luogo che esiste davvero.
E si chiama Ban Boungkeo.

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7 Gennaio, Ban Boungkeo – Don Det (Laos) | Giorno 220 🇱🇦 – VIDEO
Dopo i silenzi della steppa Bulgara di giugno e delle coste Lettoni di fine luglio .. ecco i contagiosi Sabeydee Sabeydee Laotiani!
Scusate la qualità, ma la connessione è quella che è 🙂

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/06/Video-Laos-bicicletta.mp4

 

POMERIGGIO
Un saluto commosso alla famiglia che mi ha ospitato a Ban Boungkeo, poco dopo l’alba.
15 km di terra e palme lungo il Mekong, nella brezza mattutina.
Un guado silente, con un piccolo Caronte ancora in erba non avaro di sorrisi.
Altri 20 km di terra, ponti, palme e caldo, a fare la gincana tra bambini giocosi, polli, maiali, mucche, cani e pulcini.
Un nuovo attraversamento in barca, per arrivare sul lato orientale del Mekong e riprendere a pedalare.
50 km di rettilinei noiosi e deprimenti, preso a sberle, più e più volte, dal sole.
Tutto questo per arrivare al terzo porticciolo e farmi trasportare, ormai stremato e scottato, sull’isola di cui tanto ho sentito parlare e dove da queste parti tutti – sembra – vogliano andare.
L’isola da dove probabilmente non mi muoveró per alcuni giorni, vivendola e raccontandola a poco a poco, perché le prime avvisaglie, onestamente … non chiedono altro.
Don Det.

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8 Gennaio, Don Det (Laos) | Giorno 221 🇱🇦
Era da un po’ di tempo che non rimanevo su un’isola.
L’ultima fu Olkhon, in Russia, a Settembre, se la memoria non m’inganna.
Prima ancora, durante questo viaggio, ci fu Sifnos, ad Agosto (durante la “vacanza greca”), e prima ancora Vir, in Croazia … a trovare il mio amico Jiri Oliva, ed incontrare i nuovi amici Ida, Kuba, Michal e Jana coi suoi due figli.

Era ancora Giugno.
Ero appena partito.
Ora sono a Gennaio.
Del 2017.
Sull’isola sul Mekong di Don Det, nel Sud del Laos, quasi al confine con la Cambogia.

Mi ha spiazzato, non lo nego.
Questo fatto dell’isola, intendo.
Chiudermi su un lembo di terra lungo poche centinaia di metri, per quanto sorprendentemente suggestivo e intrigante, mi ha lasciato interdetto.
Avere confini, barriere naturali a separarmi da una qualsiasi strada libera, potenzialmente interminabile, é una sensazione che per qualche ora mi ha quasi intontito.

Poi però mi sono ricordato della grande esperienza che avevo maturato sulle coste Cicladiche, lo scorso anno, e di come bene avevo imparato a vive senza ritmi, orari, ansie e possibilità repentine di scampo da ogni tipo di ozio.
Allora ho cercato di rispolverare le memorie di quei giorni, cercando di recuperare gli usi che avevo tanto apprezzato nell’archipelago.
Una spiaggia, un lungo bagno, la prua di una barca, e la visuale privilegiata di un altro giorno che, lentamente, solitario, s’inabissa.

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9 Gennaio, Don Det (Laos) | Giorno 222 🇱🇦
Mi ruga sempre a sufficienza quando ti impongono un biglietto di ingresso per vedere qualcosa che non è opera umana, bensì un semplice – seppur travolgente – capolavoro della natura.
In questo caso, inoltre, l’entrata era a poche decine di metri dallo spettacolo stesso, e se ne poteva udire il ruggito fin da lontano.

Così ho provato a trovare vie alternative, tipo un guado, o una barca, o un kayak … ma nulla.
La foresta nascondeva, e l’acqua chiudeva la via.

Quando poi mi sono trovato al cospetto delle cascate di Tad Somphamit (o Li Phi), ho capito perché non c’erano guadi di sorta.
E che, in fondo, ho fatto bene a non arrivarci con una barca … o un kayak.

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10 Gennaio, Don Det (Laos) | Giorno 223 🇱🇦
Sebbene me ne mancherebbero ancora tre, da visto, di giorni in Laos, oggi ho deciso che questo fosse l’ultimo.

Quattro notti su un’isola del sud mi hanno rinfrescato parecchio, ma sento che è arrivato il momento di cambiare.
Di rimettermi in moto.
Di vedere che cos’altro di nuovo potrà accedere, in futuro.

Da domani, tuttavia.
Oggi, lasciando la bici legata ad un palo, ho preferito muovermi come molti locali sono soliti fare, forse per necessità o forse per semplice amore della lentezza.
A piedi.

Non avevo voglia di parlare.
Con nessuno. Tantomeno con me stesso.
Un po’ perché non avrei saputo cosa dire.
Ed un po’ perché ero impegnato in altro.
A guardare, per l’ultima volta, il Laos.

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STATISTICHE LAOS

KM in BICICLETTA: 690
KM in AUTOBUS: 1425
KM in TRENO: 0
NOTTI in OSTELLO: 25
NOTTI in OSPITALITÁ: 1
NOTTI in BUS: 1
SPESE: 751 €

CURIOSITÀ
MONETA: Kip
“BUONGIORNO”: “Sabaidee”
“GRAZIE”: “khàwp jai lai lai”

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MAPPA DEI LUOGHI

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LAOS (Prima Parte): il Nord, Luang Prabang, Phonsavan e Vientiane (15 – 31 Dicembre)

Giugno 27, 2017 4526 Views

Finiti i due mesi di Cina, ecco il tanto agognato passaggio verso il Sud-Est Asiatico.
Lasciatami alle spalle una delle Nazioni più estese del mondo, una volta giunto al confine di Boten credevo che la terra che mi si parava davanti sarebbe stata corta, semplice e avara di sorprese.
Ebbene, mai sensazione fu tanto sbagliata.
Il 15 Dicembre mettevo piede per la prima volta in un Paese di cui non sapevo nulla, di cui non ero in grado di immaginare nulla e che si sarebbe rivelato, per quasi un mese, giorno dopo giorno, una stupefacente e continua meraviglia: il Laos.

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15 Dicembre, confine Cina- Laos | Giorno 197 🇨🇳 – 🇱🇦
Dopo tutti i cinema per entrare in Russia, Mongolia e Cina, qui è stato tutto molto semplice e veloce.
Al blocco di confine di Boten, ti presenti, compili un modulo, paghi 35 dollari e, taac, 5 minuti dopo
hai il visto per 30 giorni.

Ho ufficialmente attaccato con un carrarmatino giallo il territorio che sul tavolo da Risiko confina col sud della Cina e si chiama Siam. Non c’è il caldo che mi aspettavo, ma certamente la storia cambierà presto.

Non ho idea di cosa mi aspetterà, ma le prime impressioni sono notevoli.
Anche se ad aspettarmi, dall’altra parte, come prima cosa, c’era un bosco in fiamme.
Iniziamo benissimo.

[ 15 Dicembre 2016 ] Confine di Boten (Laos). 4 pm.

16 Dicembre, Luang Namtha (Laos) | Giorno 198 🇱🇦
Fin dal giorno in cui sono partito, la mia Brompton è stata una compagna di viaggio pressoché perfetta: mi ha scarrozzato per mezza Europa, ha viaggiato silenziosa con me sulla Transiberiana, mi ha permesso di scoprire, in completa autonomia, città Russe, valli Mongole e segreti Cinesi. Nelle ultime settimane, tuttavia, si è improvvisamente trasformata in un problema.
Difficile da spostare in Cina, vittima di 3 forature nel giro di pochi giorni
e lontana da facili fonti di approvvigionamento scorte.
Dopo l’ultima foratura ho anche pensato erroneamente di spedirla a casa e di continuare solo con uno zaino.

Avevo appena trascorso una splendida giornata sulle rive del Lago di Dali, dove mi ero fermato per cena, post tramonto. Sulla via del rientro, al buio, non scorgo una buca. Ruota secca in 10 secondi.
A 5 km dalla città di Dali e nel buio più assoluto, non passo di certo i 5 minuti più sereni della mia vita.
Mentre cammino alla volta dell’ostello, fermo un’auto mettendomi in mezzo alla strada. Una famiglia Cinese, pur non conoscendo una sola parola d’inglese, capisce il mio problema e si fa in quattro per accompagnarmi a destinazione, seguendo le mie semplice indicazioni digitali. Il morale leggermente risale.

Una volta rientrato in ostello, però, inizio a considerare la mia situazione:
– Pneumatico anteriore ormai quasi andato
– Camere d’aria di riserva = 0
– Negozi Brompton più vicini a Chengdu, Bangkok e Shanghai (come dire che sei a Milano e i negozi più vicini sono a Parigi, Berlino e Oslo)
– Possibilità di ordinare online quasi nulle (in Cina funzionano quasi solamente siti in Cinese, il mio visto scade fra 4 giorni e non posso di certo andare a Chengdu o attendere a Dali)

Decido di rimandare le preoccupazioni all’indomani, e subito dopo incontro 2 ragazzi olandesi e 3 ragazze francesi che mi invitano ad andare a bere una birra con loro.
“Scusate, ragazzi, ma non so se me la sento. Sono appena tornato e ho il morale abbastanza a terra. Credo che farò una doccia e poi andrò a dormire.” – rispondo affranto.
“Ok, no worries! Se cambi idea, sappi che noi saremo al Bad Monkey pub, 10 minuti a piedi da qui!” – la loro controrisposta.
A doccia finita mi sento più leggero.
Mi viene una smodata voglia di birra e mi ricordo che le ragazze francesi sono anche un bel vedere.
“Perché no?” – mi dico.

20 minuti dopo entro al Bad Monkey pub, ma dei 5 non c’è traccia. Non li rivedrò mai più.
La birra è comunque notevole e la musica live altrettanto, così mi fermo fino a mezzanotte.
Poco prima di andarmene come Cenerentola, un ragazzotto dai tratti caucasici in dread e giubbotto di pelle mi domanda, all’uscita del bar, da dove vengo. Non ho molta voglia di iniziare il solito discorso, soprattutto con uno a cui lì per lì non darei nemmeno un soldo, e rispondo svogliato. Il tizio, però, in breve tempo si dimostra estremamente simpatico, intelligente ed interessante.

Non capisco che età possa avere, ma si chiama Carl.
Dice di essere mezzo scozzese e mezzo giamaicano, di parlare cinese, vietnamita e laotiano e di essere il proprietario di 4 bar, di cui uno in Giamaica e 3 in Asia.

Il Bad Monkey é uno di questi.
Mi cade l’occhio sui poster all’ingresso ed in effetti scorgo lui ed il suo socio – un altro ragazzotto in dread e giubbotto di pelle – immortalati in una posa da Easy Riders con le loro motociclette argentate.
Ci scambiamo i numeri e mi dice di tornare l’indomani, perché la pizza del Bad Monkey merita e perché mi può aiutare con le camere d’aria.
“Nel pomeriggio, però. Non so quanta birra berrò stasera e quando mi sveglierò.” – mi avverte Carl.

Il giorno successivo, così, trascorro la mattina in un negozio di biciclette.
Con l’aiuto di Jeffrey – un cinese gentile e disponibile che chiaramente non si chiama Jeffrey (come dice lui), ma che parla inglese a sufficienza e quindi per me rimane Jeffrey – riesco a montare una camera d’aria nuova (seppur di misura diversa e quindi solo una soluzione provvisoria) e a riparare i buchi di quella vecchia.
Dopo le 3, poi, torno al Bad Monkey.
La pizza è realmente ottima e Carl è di parola: sfoggiando un’invidiabile padronanza del mandarino, ordina su TaoBao (il corrispettivo di Amazon) 4 camere d’aria con spedizione Express da Pechino.

“Dove le facciamo spedire, amico?”
“Dunque, Carl, domani salgo su un bus per Jinghong, ma non so dove alloggerò. Conosci qualche ostello da suggerirmi laggiù?”
“No, fratello. Ma ho un’amica che gestisce un bar a Jinghong. Le spediamo lì, che dici?”
“Ok, ma ce la si fa in 3 giorni? Voglio dire, la distanza Pechino – Jinghong è come quella che c’è tra Mosca e Roma … e il 15 Dicembre il mio visto scade.”
“No worries, mate. Sei in Cina. Qui nulla viene spedito in più di tre giorni. Neanche un ponte.”

Due giorni dopo – il 13 dicembre – sono ad ordinare un hamburger con patatine presso il MeiMei bar di Jinghong. Le 4 camere d’aria sono già arrivate. In meno di 30 ore ho una camera d’aria nuova di zecca già montata e ben 5 di riserva.
L’aiuto di poche persone ed il morale è di nuovo alle stelle.
Ed è così che la mia Brompton mi ha accompagnato prima in bus e poi in tuk tuk fino a Luang Namtha, in Laos, e oggi ha corso con me sulle prime strade laotiane di questo viaggio, dove bambini di una rara bellezza non hanno smesso un secondo di sorridermi e salutarmi come se fossi una sorta di Arcangelo Gabriele pelato.

Eccola, insomma, rediviva.
Il mio minuscolo Zeppelin su due ruote verso la libertà.
Il mio personale Bucefalo verde lime verso la conquista del Siam.

Domani tornerò a pedalare, verso Sud – Ovest.
180 km montuosi per raggiungere la città di Houayxay.
Non so se li chiuderò in 3 giorni o 2, ma non importa.
Sono eccitato e ho davvero voglia di cominciare.
In fondo, sono venuto fin qui per questo.
“Per pedalare in Cocincina!” – come dissi a mio nonno, pochi giorni prima di partire.

“Preparati a ballare, Alice, che da lì in avanti vedrai le Meraviglie vere!” – mi ha avvertito ieri un amico.
Io credo di essere pronto.
Spero soltanto non mi piovano in testa le Regine di Cuori.
O i maledetti Palmipedòni.

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17 Dicembre, Vieng Phouka (Laos) | Giorno 199 🇱🇦
Ho dormito poco stanotte. Poco, e male.
Anche se sono in viaggio da tanto tempo, l’idea di riprendere ad andare in bicicletta in un paese nuovo e totalmente sconosciuto, non so come, ha tormentato il mio sonno.
Quando stamattina, verso le 9, ho iniziato a pedalare verso le montagne che circondano Luang Namtha, le mie gambe erano attanagliate dal freddo e dall’irrequietezza.
È vero che 180 km, in Ungheria, li feci in una giornata sola … ma il Laos non è l’Ungheria, e già ero certo che avrei dovuto spezzare la tappa fino a Houayxay (180 km, per l’appunto) almeno in due tranches.
E il solo pensiero, assurdamente, mi pesava.

Ma dovevo ancora iniziare.

Dovevo ancora sperimentare le salite laotiane, quelle che ti inchiodano al suolo
e ti obbligano a scendere e spingere sui piedi.
Dovevo ancora incontrare Tim, un britannico di Manchester in giro da anni con la sua bici, che mi ha ricordato che il bello del viaggiare su due ruote è “prendersela con calma, seguendo il proprio ritmo e l’istinto”.
Dovevo ancora imbattermi in un villaggio dove mi sono fermato a far giocare dei bambini con la mia bici.
Dovevo ancora trovare un fiume dove ho voluto all’istante buttarmi, che si sa che a certe cose non resisto.
Dovevo ancora uscire dal fiume e scorgere 5 ragazzi, seduti all’ombra a pochi metri da dove mi ero gettato, intenti a fotografarmi, a spennare una papera e a preparare un picnic, invitandomi a stare con loro un paio d’ore.
Dovevo ancora concedermi una pennica al sole per recuperare dalla birra offerta, mentre persone di ogni età venivano a lavarsi al fiume.
Dovevo ancora ripartire lentamente, su strade immerse nella giungla dove il traffico è 10 volte inferiore il numero degli animali e 100 volte il numero dei “ciao” e dei sorrisi dei bambini.
Dovevo arrivare al villaggio di Vieng Phouka ben più tardi del previsto, e decidere di restare in una piccola stanza / capanna di una Guesthouse in attesa della notte.
E dovevo ancora incamminarmi per il villaggio ed essere sfidato a calcio da una ventina di ragazzini locali, che si sa che a certe cose non resisto.

Non 180, né 120 e nemmeno 90 chilometri.
Soltanto 60.
Ma tanti sono bastati per far sì che le mie gambe abbiano smesso di tremare, e per farmi già comprendere fino in fondo quanto sia meraviglioso questo paese.

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18 Dicembre, Houayxay (Laos) | Giorno 200 🇱🇦
Poi arriva il duecentesimo giorno, e, con esso, una grande sfida.122 chilometri mi separavano stamattina da Houayxay, e così ho deciso di sfidare il Laos.
E me stesso.
122 chilometri in cui ho contato.
Contato molto.

10 ore, di cui almeno 2 a spingere la bicicletta a piedi, su strade dalle pendenze con percentuali bulgare.
14 gran premi della montagna.
2 gran premi dell’Himalaya, tanto da farmi venire il male alle mani a furia di forzare sul manubrio in salita, e di strizzare sui freni per non finire giù dai dirupi in discesa.
3 coca cola, 2 polase, 1 mela, 2 banane, 20 biscotti, 50 patatine.
Una trentina di villaggi, tutti o quasi che iniziano con Ban o Phuong.
238 saluti con la mano da parte di bambini e persone di ogni età (sì, li ho contati … dovevo tenere la mente impegnata, in qualche modo, per non crollare).
Un unico sole, che mi ha bruciato le spalle a tratti durante il giorno, ma che alla fine, andandosene, mi ha regalato vedute di un paese che credevo di poter sognare soltanto nelle fiabe.
Centinaia di montagne, un fiume solo: il Mekong, ancora, mentre chiudevo l’ultima ora sommerso dal buio e le luci riflesse sull’acqua mi facevano la ola.

Morale: ha vinto il Laos, spudoratamente.
La strada, oggi, mi ha annientato.
Ma non ho perduto, perché, anche se ho alzato il livello in maniera spropositata
e l’ho patito oltremodo, ce l’ho fatta.
Sono troppo stanco per gioire ora, ma ce l’ho fatta.

In 33 anni, uno dei giorni fisicamente più duri e complicati che abbia mai vissuto.
Ma anche uno dei più appaganti.

PS: la foto da ganzo era dopo il primo gran premio dell’Himalaya, prima che ancora scoprissi che cosa mi riservasse la giornata (non mi scatto un selfie ora perché sembro Giancarlo Magalli. Invecchiato.)
PS2: domani svengo su una barca.

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19 Dicembre, Pakbeng (Laos) | Giorno 201 🇱🇦
Svegliarsi nelle nubi e nella nebbia.
Raggiungere il porticciolo di Houayxay per impacchettare la bici sul tetto di una barca di legno.
Trascorrere una giornata intera navigando il Mekong.
Rimanere inebetito fino al tramonto, giunto al villaggio di Pakbeng.

Potrei scrivere di più, ma – come feci già lo scorso anno per Kofounissi – oggi lascerò che sia qualche immagine a parlare per me.
Anche perché domani ci sarà la seconda tratta.
Una seconda giornata sul Mekong.
Fino a Luang Prabang.

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20 Dicembre, sul Mekong (Laos) | Giorno 202 🇱🇦
SABEYDEE.
Dicono così, in questa terra.
Sono in Laos solo da 5 giorni ma lo ho già sentito centinaia di volte.
Suona dolce, fresco, soave.

SABEYDEE.
Qualcuno mi ha rivelato che si può tradurre in diversi modi, in base alla tonalità della voce e all’espressione di chi lo pronuncia.
“Ciao!”, “Benvenuto!”, o “Buon Viaggio!” i più gettonati.

SABEYDEE.
I bambini, però, ridono, quando me lo dicono.
Ridono davvero tanto.
Quindi ho iniziato a pensare che possa volere dire qualcosa tipo “Che buffa la tua bicicletta!”, “Ti facevamo più forte a pallone, pagliaccio!”,
oppure anche … “Ma dove cazzo guardi?!”

SABEYDEE.

[ 20 Dicembre 2016 ] Sul Mekong (Laos). 10am.

VIDEO
Second day floating on the river.
Mekong in slow slow slow … very slow motion !

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/06/Video-Laos-Mekong-navigazione.mp4

 

21 Dicembre, Luang Prabang (Laos) | Giorno 203 🇱🇦
Dopo 2 giorni di bicicletta e 2 di barca, oggi ho scelto di far poco altro che camminare.
In lungo ed in largo, per Luang Prabang. La meravigliosa Luang Prabang, aggiungerei.

Dopo le “poco battute” Russia, Mongolia e Cina, tuttavia, devo iniziare seriamente ad ammettere di essere arrivato in una delle zone più turistiche del mondo.
Quando sono arrivato in cima alla Phou Si Mountain per osservare il tramonto dal punto più alto della città – aspettandomi di essere assieme soltanto a pochi monaci ed essendo invece finito in una sorta di Oia (Santorini) laotiana – ne ho avuto, stupito, la definitiva conferma.

Fortuna che … ho una bicicletta.

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22 Dicembre, Luang Prabang (Laos) | Giorno 204 🇱🇦
VIDEO

This place needs to be shown …

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/06/Video-Laos-Luang-Prabang-cascate.mp4

 

In genere non sarei così stupido da fare 30 chilometri di colline al sole in bicicletta, soltanto per andare a vedere una cascata, sapendo che poi dovrei pure rifarli per tornare indietro.
Sarebbe proprio da scemi, voglio dire.
Però fortuna che oggi mi sono svegliato col desiderio di passare la giornata proprio come un perfetto idiota.

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23 Dicembre, Luang Prabang (Laos) | Giorno 205 🇱🇦
Anche se piccola e affollata (proprio perché piccola), sono contento di aver scelto di rimanere a Luang Prabang in previsione del Natale e della nostalgia di casa che probabilmente avvertirò.
Il motivo, tuttavia, mi è obiettivamente incomprensibile.
Forse.

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24 Dicembre, Luang Prabang (Laos) | Giorno 206 🇱🇦
Oggi è la Vigilia di Natale, e l’ho trascorsa pedalando per le valli vicine a Luang Prabang, in Laos, fino ad avventurarmi alla scoperta di un’altra meraviglia naturale che mai avrei pensato
di poter vedere in vita mia: le cascate di Tad Sae.
Potrei scrivere un nuovo post gonfio di fotografie piacevoli ed interessanti, ma, una volta tornato in ostello, ora che è buio, un poco di malinconia è arrivata.

E’ la Vigilia di Natale, ed in questo momento mi piace pensare a come vorrei trascorrere un pomeriggio coi miei amici, oppure facendo visita a parenti, oppure abbozzando qualche acquisto dell’ultimo minuto per veder sorridere i miei nipoti o qualcuno dei miei cari, aspettando una serata con la mia famiglia e tutte le fortune culinarie e sentimentali che mi circonderebbero nei prossimi giorni.
Probabilmente, invece, questa sera andrò a bere qualcosa in compagnia di alcuni amici incontrati oggi, e magari a cercare una pizzeria o ristorante Italiano di questa bella città, in previsione del pranzo che vorrò concedermi domani, come tradizione di Natale.
Ma difficilmente la malinconia se ne andrà.

Penso all’anno che si sta per chiudere, ed ai 7 mesi di viaggio
che già – sembra incredibile – mi stanno alle spalle.
Ne vedo tante, di meraviglie.
Ne vedo tanti, di incontri e scenari memorabili.
Ne vedo tante di fortune culinarie e sentimentali.
Ma non è pensando a questo che la malinconia se ne va.

E allora ripenso a quella che è stata forse l’unica cosa davvero buona che ho fatto recentemente, e provo a riviverla andando a rileggere quello che scrissi pochi giorni dopo aver visitato l’ospedale pediatrico Marie Curie di Bucharest, grazie all’aiuto di Inima Copiilor, Bambini Cardiopatici nel Mondo – A.I.C.I. Onlus, Susanna Rossi ed Il Cuore Di Giampy.

Chi mi sta seguendo da tempo, sa già di che cosa parlo.
Per chi se lo fosse perduto o volesse a sua volta andare a rileggere quel bizzarro racconto di Luglio, può farlo qui: http://bicicladi.com/it/blog/2016/07/19/sogno-possibile-adi/

Ho seguito il link che indicavo alla fine dell’articolo, fino al pulsante “DONA ORA” (http://www.bambinicardiopatici.it/dona-ora) che rimanda alla foto di un bambino col cuore in mano.

Non ho certamente salvato il mondo, e probabilmente neanche un bambino.
Oppure, invece, forse, sì.
E, per inciso, la malinconia se ne è pure andata.

25 Dicembre, Luang Prabang (Laos) | Giorno 207 🇱🇦
Potevo scegliere un posto migliore.
Potevo evitare di avere delle scarpe come sfondo.
Potevo modificare la foto, utilizzando un effetto vintage o “aggiusta la sfiga”.
Potevo mettermi un maglione diverso.
Potevo indossare un cappello rosso.
Potevo anche aspettare di svegliarmi del tutto (ho avuto una nottata difficile a furia di sognare crema al mascarpone).

Ma poi ho pensato: “È Natale … chissenefrega!”
Auguri a tutti, dal Laos.
Faccia da Triglia

[ 25 Dicembre 2016 ] Luang Prabang (Laos). 10 am.

26 Dicembre, Phonsavan (Laos) | Giorno 208 🇱🇦
Dopo 5 giorni trascorsi nel Presepe luccicante di una bellissima Luang Prabang; dopo aver fatto il pieno di monaci, Mekong, colori, fiori, birre e viaggiatori di ogni tipo; dopo aver trascorso il giorno di Natale più in posizione orizzontale che verticale, oggi, a Santo Stefano, invece di pranzare a base di avanzi di ieri … ho deciso di ripartire.

Il Nord ed il Centro del Laos sono estremamente montuosi – come ebbi prova di constatare sul mio fisico pochi giorni fa – così ho deciso di lasciare il più pianeggiante Sud alle ruote della mia bici per dopo Capodanno e di spingermi con un autobus verso la totalmente sconosciuta cittadina di Phonsavan. Per raggiungerla ci sono volute più di 8 ore di valli, montagne e villaggi di legno.
Sono arrivato poco prima che facesse buio, quindi avrò modo di scoprire perché ci sono venuto soltanto domani.

Stanco ed aggrovigliato dal viaggio, però, ho voluto prendere subito la bicicletta e, come sempre, ho cercato di raggiungere il punto più alto della città (una manciata di chilometri dalla Guesthouse dove alloggio, come spiegatomi dalla gentile padrona).
Una volta in cima al monte di Phou Xang, ho avuto un deja-vu.

Di fronte a me si apriva uno scenario degno della Val d’Orcia e di tutti quei luoghi che mi accingevo ad attraversare esattamente un anno fa, insieme al mio amico Davide, e poi Roberto e Giovanni.
Vedevo Montalcino, San Quirico, Bagno a Vignoni e poi ancora Castiglione e i Bagni di San Filippo.
Mi aspettavo di scorgere, da un momento all’altro, la torre imponente di Radicofani e quindi i languidi declivi verdi fino ad Acquapendente ed il lago di Bolsena.
Per un attimo, mi è sembrato anche di respirare aria di Chianti e finocchiona.

Poi, però, ho udito il barrito di un elefante.
Sí, il barrito di un elefante.
Di colpo ho riaperto gli occhi, e mi sono ricordato di essere a Phonsavan.
Nella totalmente sconosciuta cittadina di Phonsavan, in Laos.
Ma l’incanto per quello che riuscivo a vedere, ugualmente, non se ne è più andato.

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27 Dicembre, Phonsavan (Laos) | Giorno 209 🇱🇦
La Piana delle Giare.
Ecco perché sono venuto a Phonsavan.

Datate intorno al 500 a.C., durante l’Età del Ferro, si tratta di centinaia di rocce scavate a mo’ di Giare giganti che dormono da millenni sopra questo altipiano (oltre 1100 metri s.l.m.) del Laos Centrale, terra di passaggio – da sempre – per le carovane dirette dal Golfo del Tonchino all’Asia centrale.

Urne cinerarie, contenitori per vivande o acqua piovana, coppe di Re mitologici … non è dato sapere con esattezza a che cosa servissero o che cosa rappresentino.
Tuttavia rimane uno dei siti archeologici più importanti di tutto il Sud – Est Asiatico.
Ero curioso, e così ci sono venuto.

Sarà che mi sono svegliato con la febbre.
Sarà che ho cercato di vincere la spossatezza e il dolore alle ossa con tachipirina e 15 km di bicicletta.
Sarà che, quando sono arrivato, ho trovato un luogo pressoché desolato, di rara suggestione, abitato soltanto da spighe, alberi e vento (oltre alle Giare, naturalmente).
Sarà che ho camminato a caso per oltre un’ora, lento come un bradipo, in un’area poco più grande di un campo da calcio, terminando sfinito.

Ma, per me, la Piana delle Giare, vicino a Phonsavan, nel Laos Centrale, è uno dei luoghi migliori che esistano al mondo per … schiacciare un’archeologica pennica.

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28 Dicembre, Vientiane (Laos) | Giorno 210 🇱🇦
La cosa buffa delle città del Laos (almeno quelle in cui sono passato finora) è che le stazioni degli autobus si trovano sempre tra i 5 e i 15 km dal centro della città in cui sei diretto. Anche quando prendi autobus che percorrono centinaia di chilometri per portarti dal punto A al punto B. Come dire che sei a Roma e devi andare in centro a Milano, e l’autobus ti porta soltanto fino a Rho. O a Melegnano.
Il resto … fatti tuoi. Grandi affari per i tuk tuk, ovviamente.

Inutile dire che tutto questo non mi dispiaccia.
Mi gaso smodatamente ogni volta che “spiego” la mia bicicletta, in pochi secondi, di fronte agli sguardi ignari ed ai sorrisi di colpo stupiti di chi mi offre un passaggio per qualche dollaro e che poi, sfrontatamente, anche dopo aver ricevuto un secco rifiuto, mi dà lo stesso una pacca sulla schiena e mi augura buon viaggio.

Ed è così che, senza troppo inganno (o quasi), posso dire che, al compimento del settimo mese di viaggio, dopo Lubiana, Zagabria, Sarajevo, Belgrado, Sofia, Bucharest, Budapest, Bratislava, Praga, Varsavia, Vilnius, Riga, Tallinn, Mosca, Ulaanbaatar e Pechino, sono ufficialmente entrato nella diciassettesima capitale di questo viaggio.
Vientiane.

E l’ho fatto in sella a una bicicletta.
Con una maglietta della Beretta, tra l’altro.

[ 28 Dicembre 2016 ] Vientiane (Laos). Patuxai. 5 pm.

29 Dicembre, Vientiane (Laos) | Giorno 211 🇱🇦
Una giornata all’insegna della pigrizia e dell’ignavia più totali, trascorsa un poco in bicicletta ed un poco a pensare quale direzione prendere nelle prossime settimane.
Complice un gran caldo ed una città che, pur essendo una capitale, mi è parsa meno interessante di Cantù o di San Colombano al Lambro, ho combinato davvero poco.
Credo di aver scattato meno di 5 fotografie.
Eccone una.

Vientiane sarà anche una città bruttina – almeno così mi è sembrata – ma si affaccia pur sempre sul Mekong (sì, ancora lui) e sulla Thailandia (al di là del fiume) … e, alla fine della giornata, ho scoperto che è in grado di regalare momenti per cui vale la pena fermare qualsiasi cosa si stia facendo e guardare verso Ovest, nella più totale pigra contemplazione.
Così come fa chi in questo luogo è nato e da cui probabilmente non se ne è nemmeno mai andato.
Da sempre.

[ 29 Dicembre 2016 ] Vientiane (Laos). Tramonto sul Mekong e sulla Thailandia. 5,30 pm.

30 Dicembre, Vientiane (Laos) | Giorno 212 🇱🇦 – VIDEO
Night bus numero 9999 Vientiane – Paksé.
Cuccette numero 37 e 38.
Le prossime 10 ore a dormire … accoccolato ad un Lao.
E lui a dormire accoccolato ad un … PirLao.
La grande bellezza.

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/06/Video-Laos-bus-Vientiane.mp4

 

31 Dicembre, Pakse (Laos) | Giorno 213 🇱🇦
Un anno ed un giorno fa esatti ero di fronte ad un incredibile tramonto sul Lago di Bolsena.
Mentre ero seduto a pochi passi dall’acqua, al cospetto di uno degli spettacoli più belli che avessi (e tutt’ora abbia) mai visto, e mentre il mio amico Davide mi scattava una foto, ricordo che nel mio inconscio mi auguravo che il 2016 potesse portarmi molti altri momenti simili, di reale felicità e completezza.
Degni di essere vissuti, avrei detto una volta.

Oggi, a Pakse, nel Sud del Laos, ho atteso un nuovo incredibile tramonto.
Tanti, tantissimi, da che son partito.
Mai avrei creduto di poterne osservare così tanti – e di così diversi – in vita mia.
Duecentotredici, per la precisione.
Poi però ho pensato a tutto quello che ho dovuto mettere in gioco – e rischiare – per raggiungere questo piccolo, effimero, traguardo.
A tutto quello di cui mi sono privato.

Lo sguardo di un genitore.
L’abbraccio di un nonno, di uno zio, di un cugino.
Il tempo di un amico.
Il sorriso di una sorella.
La risata di un nipote.
La corsa di un cane.
L’incitamento di un collega.
Il bacio di una persona che vuole starti a fianco.
La fatica e la soddisfazione di un lavoro.
L’impegno di una vita semplice, e normale.

E ho capito ancora una volta che, obiettivamente, non serve attendere un tramonto o essere in viaggio da duecentotredici giorni per essere felici, sentirsi completi e vivere momenti “degni di essere vissuti”.
Ogni istante è in grado di esserlo.
Ogni singolo istante, di ogni singola vita.

Forse basta solamente tenere gli occhi aperti, qualsiasi cosa succeda
e qualsiasi evento la vita riservi per il futuro.
Tenerli aperti e, al contempo, guardare col cuore.
Ogni, singolo, istante.

È questo il mio augurio per il 2017.
Per me, e per tutti voi.

[ 31 Dicembre 2016 ] Pakse (Laos). Tramonto sul Mekong. 5,30 pm.
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MAPPA DEI LUOGHI

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CINA – YUNNAN II: Lago di Dali e Xishuangbanna (9 – 14 Dicembre)

Giugno 20, 2017 3593 Views

Ridestatomi da un sogno durato un giorno intero, mi accorsi di essere ormai agli sgoccioli del mio Visto Cinese.
Il passaggio via terra per il Laos distava ancora svariate centinaia di chilometri, e così, il 9 Dicembre, ripartivo.
Sempre rimanendo in Yunnan, ma verso Sud.
Dapprima verso le sponde turchine del Lago di Dali, quindi verso i primi palmeti e le oasi di Siam che già si incontrano nella terra di confine chiamata Xishuangbanna.

I miei giorni cinesi erano arrivati al tramonto, e ricordo ancora le sensazioni di quei momenti: un grande desiderio di avventurarmi in Paesi nuovi, la stanchezza maturata in quei due mesi difficili di Regno di Mezzo (la traduzione di Zhong Guo, antico nome della Cina) ed un bagaglio di gioie e gratitudine per tutte le esperienze che avevo avuto la fortuna di poter vivere e che dovetti elencare, prima di uscire, per poter credere di averle vissute davvero.

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9 Dicembre, Dali (Cina) | Giorno 191 🇨🇳
Dopo 4 notti, ho lasciato il villaggio di Shaxi.
Un villaggio che mi ha donato tanto – molto più di quanto potessi aspettarmi – ma è giunto il momento di andare avanti. Ho ancora 6 giorni di visto ed il Laos non è certo dietro l’angolo.

Nel pomeriggio di oggi sono arrivato a Dali, dove resterò qualche giorno a respirare un clima lacustre che racconterò da domani.
L’immagine di oggi, tuttavia, vuole essere ancora per Shaxi.
Un’immagine della piazza principale, che la mia memoria serberà a lungo come il centro nevralgico di un luogo davvero magico.

Una foto scattata ieri sera, di corsa, mentre cercavo un posto per cenare, preso com’ero dalla furia dello scrivere. Una foto scura, spostata, sbagliata e sfocata. Ma, del resto:
– ho la macchina che ho;
– non sono un fotografo;
– avrei potuto fare di peggio;
– non credo che sia poi così importante, dopo tutto.

[ 8 Dicembre 2016 ] Shaxi (Cina). 8 pm.

SERA
Quando hai lasciato un piccolo segno del tuo passaggio, negli occhi di qualcuno.
E quel qualcuno vuole ricordatelo, da lontano.
Lasciandoti a bocca aperta.

Un Regalo

10 Dicembre, Dali (Cina) | Giorno 192 🇨🇳
Questa cosa con l’acqua non l’ho mai capita.
C’è da sempre, ma non l’ho mai capita.
Credo che non sia nulla di incredibile e che sia comune a molte persone, ma ogni volta ne rimango stupefatto.

Mi basta scorgere un mare, un lago, uno stagno, un fiume, una fonte, un ruscello – sì, insomma, basta che ci sia dell’acqua – e mi rassereno, mi tranquillizzo, mi rilasso, mi sento più leggero, coraggioso e completo.
In pace, a tratti.

Un’altra delle cose che ho appreso da questo viaggio è che difficilmente riuscirò a vivere in un luogo lontano dall’acqua, di qualsiasi forma si tratti.

Ne ho amato i riflessi sul Garda, a Bohinj, a Mostar e Zadar, sul Danubio, sulla Moldava, sulla Vistola, sull’Ob e sul fiume Yulong, nella baia di Kamares a Sifnos e tra i canali di San Pietroburgo, sul Mar Baltico a Riga, Tallinn e Salacgrīva e tra le rocce mistiche dell’isola di Olkhon, sul Lago Baikal.
Ricordi che spesso sferzano la mia mente, con lo stesso fervore di un’onda che si schianta contro la riva, e che poi mestamente si ritira.

Oggi, per la prima volta, ho posato i miei occhi sulle acque del Lago di Dali, in Cina.
E, per quanto il timido vento dello Yunnan non sia riuscito a sollevare nemmeno una goccia da quella distesa infinita di blu … l’onda, all’improvviso, è diventata tsunami.

11 Dicembre, Dali (Cina) | Giorno 193 🇨🇳
Io ci provo anche, alle volte, a scrivere dei post seri.
Post che mi facciano riflettere, che facciano riflettere chi mi legge, che possano ispirare qualcuno.
Post che siano da “blogger” insomma.

So di non esserlo, ma talvolta mi prendo anche sul serio.
Sbaglio, ne sono al corrente.
E, anche se non lo fossi, ci pensano loro a ricordamelo.
I miei amici.

Come ieri ad esempio.
Non faccio a tempo a chiedere a un ragazzo cinese di scattarmi una foto mentre provo a fare il mistico di fronte ad un lago e a condividerla sul gruppo whatsapp, che ecco le legnate virtuali.

Uno si mette in piedi su una sedia in giardino e guarda il muro del vicino.
Un altro impugna un fiore sul balcone di casa e scimmiotta Freddy Mercury a Wembley.
Un altro ancora si posiziona a mo’ di tuffatore di fronte al lago di Como, mirando l’assoluto.
E l’ultimo ha da curare il pupo, niente da fare … per cui mi piace pensarlo ancora ibernato nell’atto di cucinare delle ali di pollo, alla zingara, all’aperto, a zero gradi, in un prato bombardato.

Quando vuoi fare il serio, Vieri, ricordati di loro.
Quando qualcuno mi chiede se c’è qualcosa che mi manca dell’Italia, rispondo subito che, sì, a parte la mia famiglia, un piatto di pasta al ragù ed un buon Franciacorta … ci sono senz’altro loro.
I miei amici.

[ 11 Dicembre 2016 ] Dali (Cina). 4 pm.

12 Dicembre, Dali – Jinghong (Cina) | Giorno 194 🇨🇳
Ieri, una giornata intera trascorsa a sistemare la bici e a trovare soluzioni per i ricambi nel futuro più prossimo.
Oggi, 14 interminabli ore di autobus tra le colline dello Yunnan, per arrivare sempre più a Sud, vicino al confine col Laos. Allora col post odierno condividerò qualche foto in più del lago di Dali, sulla riva del quale ho pedalato per diverse ore, due giorni fa, prima che forassi a 5 km dall’ostello e trovassi un passaggio per Dali da una famiglia Cinese, mentre il buio s’infittiva.

Prima di visitarlo, mi domandavo se vi fosse vita attorno al lago di Dali.
Ebbene ho scoperto che ce n’è.
Ci sono bambini che tirano sassi.
Ci sono signore che bacchettano delle reti da pesca con dei bastoni di bamboo.
Ci sono cuochi che giocano a fare i provoloni.
Ci sono tizi circondati da gabbiani che non capiscono le emoticon.
Ci sono santoni vestiti di rosso che celebrano cerimonie all’aperto.
Ci sono dei tipi di cammello che fanno i fighi.
Ci sono pescatori ipnotizzati dall’amo.
Ci sono sposi ipnotizzati dall’amore.
Ci sono persone che fotografano, altre che fumano, altre che si mettono in posa da principessa, altre ancora che mangiano sedute al sole.
Ci sono persone che ti sorridono.
Sí, c’è vita attorno al lago di Dali.
Parecchia vita.

Ed io?
Non ho fatto altro che attendere il tramonto, con una birra in mano, provando a non perdermi nulla di tutto questo, neanche per un istante.

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13 Dicembre, Jinghong (Cina) | Giorno 195 🇨🇳
È 33 anni che, ogni volta che lo sento nominare, in qualche modo, non so bene il perchè, mi fa rabbrividire e al contempo mi gasa all’estremo.
Oggi lo ho finalmente visto, per la prima volta, in una provincia dello Yunnan il cui nome sembra il verso di uno stregone spiritato: Xishuangbanna.
Nei pressi di una città di confine che chiaramente subisce influssi Cinesi, Thailandesi, Laotiani e Birmani, assemblandoli in un tutt’uno di raro fascino.
Probabilmente nei prossimi mesi arriverò a vederlo fino ad averne il voltastomaco, ma forse no.
Insomma, eccolo qui.
Il grande Mekong.

[ 13 Dicembre 2016 ] Jinghong, Xishuangbanna (Cina). Fiume Mekong. 2 pm.

14 Dicembre, Jinghong (Cina) | Giorno 196 🇨🇳
Se qualcuno, tempo fa, mi avesse detto che un giorno avrei trascorso 2 mesi in Cina, attraversandola da Nord a Sud, insieme ad una bicicletta pieghevole, credo che sarei scoppiato a ridere.

Se qualcuno, tempo fa, mi avesse detto che un giorno, vicino ai 33 anni, sarei entrato dalla Mongolia a bordo di un pick-up;
che avrei passato i deserti del Nord sopra un autobus notturno, lasciandomi cullare dal puzzo di piedi dei miei compagni di viaggio, dal tramonto dietro le dune e dalla luna che si affacciava al mio finestrino;
che mi sarei svegliato in una fredda e soleggiata Pechino, dove avrei vagabondato per tre giorni nel mezzo di vicoli millenari e inquinamento impietoso;
che avrei impacchettato la bici a mo’ di sacco di riso per raggiungere la calda e frastagliata Guilin;
che sarei rimasto bruciato dal sole mentre pedalavo verso la turistica Yangshuo;
che vi sarei rimasto più di un mese e avrei lavorato a lungo per una Guesthouse, instaurando amicizie vere e imparando ad amare la valle del fiume Yulong ed i suoi abitanti;
che avrei appreso alcune parole di cinese, le basi del Tai Chi e i rudimenti di cucina al wok;
che avrei nuotato quasi ogni sera nelle placide e languide acque del fiume Yulong, eccitato ogni volta come se fosse la prima;
che avrei lasciato la Yangshuo Outside Inn in preda a dubbi e tristezza;
che avrei osservato da un treno le brutture grigie dei palazzi di Kunming;
che sarei scappato verso Lijiang e la Gola del Salto della Tigre e avrei rivelato ai miei occhi picchi e vallate mozzafiato, stellate e Dragoni degni di poesie, respirando aria di Tibet;
che mi sarei lasciato sedurre da un paesino antico di nome Shaxi, dal tempo rallentato delle sue viuzze e dei suoi campi, e dalle visioni di un giorno in mezzo a templi e colline, dove il mio cuore per un attimo si sarebbe fermato;
che avrei sentito il richiamo incredibile dell’acqua di fronte alle distese mistiche del Lago di Dali;
che avrei bucato 3 volte nel giro di due settimane e che mi sarei sentito fiacco e demotivato come le mie distrutte camere d’aria;
che avrei ricevuto l’aiuto incondizionato e sincero di diverse persone e che il mio morale sarebbe così tornato a mille;
che avrei scoperto le montagne dello Yunnan a bordo di un altro sgangherato autobus e mi sarei sdraiato, circondato da palme e fiori, nei parchi caldi e colorati di una città che sembra essere già Thailandia;
che avrei trascorso l’ultimo giorno disteso su un’amaca sulla terrazza di una casa di Jinghong, fantasticando su una nuova destinazione, pensando a quanto questo paese sia enorme, complesso, variegato ed affascinante come forse nessun altro al mondo e ricordando i sorrisi e gli sguardi di ogni singola grande persona incontrata durante tutto questo periodo.

Se qualcuno, tempo fa, mi avesse detto che un giorno tutto questo sarebbe successo, credo che avrei riso davvero a lungo, e della grossa.

Ebbene, ora, arrivato alle ultime ore dei miei due mesi in Cina, mi toccherà svenire dal ridere sul serio.
Perché, guardandomi indietro, posso dire che – tutto questo – è stato vero.

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STATISTICHE CINA

KM in BICICLETTA: 470
KM in AUTOBUS: 2730
KM in TRENO: 2960
NOTTI in OSTELLO: 20
NOTTI in OSPITALITÁ: 37
NOTTI in TRENO: 2
SPESE: 1538 €

CURIOSITÀ

MONETA: Renminbi (Yuan)
“BUONGIORNO”: “Ni Hao”
“GRAZIE”: “Xiexie”

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MAPPA DEI LUOGHI

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CINA – Shaxi: la Via di un Sogno (8 Dicembre)

Giugno 16, 2017 4021 Views

8 Dicembre, Shaxi (Cina) | Giorno 190 🇨🇳
Non sono solito raccontare per filo e per segno la cronistoria delle mie giornate
(lo reputo noioso e per me e per chi mi legge), ma oggi è doveroso fare un’eccezione.
Quello che seguirà potrà sembrare frutto della mia fantasia, tuttavia nulla di ciò che qui scrivo è inventato.
Una giornata surreale, tra sogno e realtà, che serberò per sempre nei miei ricordi più belli.
Di questo viaggio, e della mia vita.

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Avevo scelto di rimanere un giorno in più a Shaxi, perché mi piace davvero molto, e così ho fatto.
Non volevo poltrire, per ore, come ieri, perciò ho domandato ai ragazzi dell’ostello
che cosa potessi fare per impegnare la giornata al meglio.
Mi hanno suggerito di andare a visitare il Shibaoshan, un complesso di templi buddisti, sculture di roccia e grotte imperiali risalenti a oltre 13 secoli fa.
Con un autobus locale avrei potuto raggiungere l’ingresso ed il primo tempio, e poi camminare o prendere un altro autobus per scoprire i 9 km di attrazioni storico-geografiche del luogo.

“Se vuoi, però, puoi anche partire a piedi da qui e raggiungere il Tempio di Shizhong in poche ore di camminata. È l’ultimo che incontreresti sul circuito classico ed è anche il più bello. Esiste un sentiero che va indietro di secoli che si inerpica su per le montagne qui a lato di Shaxi. Quasi nessuno lo percorre più ed eviteresti anche di pagare il biglietto, visto che planeresti da dietro.” – hanno poi aggiunto, quasi come se mi stessero svelando un segreto.

“Non mi importa dei 65 Yuan del biglietto – ho risposto – anche perché, se voglio visitare le grotte, immagino che ci sarà comunque da pagare. Ma, sì, preferisco camminare. Preferisco guadagnarmelo con le mie forze, il traguardo. Qualsiasi esso sia.”

Così sono partito verso le 10, mentre il villaggio ancora si accendeva lentamente ed io suscitavo l’ilarità generale dei commercianti locali, attanagliati dal freddo nei loro negozi all’aperto, vestito com’ero soltanto con calzoncini, maglietta ed immancabile berretto di lana.

Dopo circa un’ora di strada asfaltata devio per il villaggio di Shadeng e raggiungo l’imbocco di una valletta ancora in parte adombrata.
Non sono sicuro di aver preso la direzione giusta, ma due signore anziane cariche sulla schiena di chili di legna mi sorridono e mi fanno cenno di continuare, che la strada è quella giusta.
Un cane bianco, stranamente solitario, trotterella insieme a me per dieci minuti, quasi volesse accompagnarmi per il primo tratto e rassicurarmi.

Lo assecondo e ci gioco assieme, fino a quando avvisto il Tempio Rosso – il primo dei punti di riferimento indicatimi dai ragazzi dell’ostello – e mi tranquillizzo: il sentiero è davvero quello giusto.

Iniziano due ore di duro trekking, tra ponti di legno, centinaia di gradini, percorsi fangosi e rocciosi, sole accecante, sterpaglie, dubbi ed estrema, quasi angosciante, solitudine.
Ma sono circondato da silenzio e meraviglia, e non ho intenzione di fermarmi.

Le signore con la legna
Tempio Rosso
Gradini sulle montagne

Raggiungo la vetta della montagna, ed il sentiero continua su un pianoro che mi conduce al Tempio di Shizhong.
Lo osservo dall’alto, estasiato, mentre una lieve musica al flauto giunge alle mie orecchie.
Contemplo lo spazio, mi disseto e scatto qualche fotografia, prima di scendere altre gradinate e cercare l’entrata del tempio.

Tempio di Shizhong (dall’alto)

Quando mi affaccio sulla corte d’ingresso è l’una in punto, ed il sole staglia a picco sulla mia testa.
Non vedo nessuno oltre a me, a parte i 4 uomini che lavorano al tempio, come guide o inservienti, nascosti in qualche zona d’ombra e ognuno di loro intento a migliorare la propria arte.

Il primo sta sottolineando un libro.
Il secondo sta suonando un flauto.
Il terzo sta innaffiando dei fiori.
Il quarto sta dipingendo caratteri cinesi, con un pennello, su un tavolo da ping pong.

L’ingresso del Tempio

Li saluto, mentre mi avvicino alla panchina dove due di loro sono seduti.
Ho fame e sono abbastanza stanco.
Non c’è nemmeno un rumore.
Solo il canto di alcuni uccelli, il suono del vento tra le piante ed il sussulto delle foglie che cadono.

Jinliang – così si chiama il primo dei quattro uomini – appoggia di lato il suo libro ed inizia a parlarmi.
Sta studiando inglese e mi è chiaro che voglia esercitare la lingua, cercando magari di allentare la noia di una giornata a quanto pare insolitamente soporifera.

“Sai, in alta stagione in questo tempio arrivano fino a 2000 visitatori al giorno – mi rivela, mentre mi offre del tè e dei biscotti – ma oggi tu sei il primo. È strano. Da dove vieni? Ti va di parlare un po’? Se vuoi ti accompagno anche a vedere le grotte, non importa se non hai il biglietto. Mi farebbe piacere, e poi così posso esercitare il mio inglese.”
“Certamente! Sarebbe un onore.” – confesso, mentre mi aggiro per la corte, tè in mano, e studio affascinato i movimenti del quarto uomo sul tavolo da ping pong.

Scrittura Cinese

“Ti piace l’arte di scrittura cinese?” – mi domanda quest’ultimo.
“Non ne so nulla, ma mi incuriosisce molto. Si vede che per te è come dipingere. Cosa stai scrivendo?” – ribatto, assorto nei suoi gesti.
“Una Poesia Cinese. Mi rilassa molto scrivere. I giovani non lo fanno più, perché al principio è noioso, ma quando ti impossessi dell’arte è quasi meglio della musica. Sono contento che ti piaccia.” – chiude corto, vedendo che Jinliang mi sta aspettando per incominciare il tour privato.

Lo raggiungo, e lui mi scorta per più di mezz’ora in ogni angolo del tempio, raccontandomi di dinastie, credenze cinesi, minoranze etniche, dèi buddisti e bodhisattva vari, soffermandosi ogni volta a leggere insieme a me le didascalie in inglese.
Gli faccio i complimenti per il livello della sua lingua – senz’altro molto superiore alla media cinese – e lo ringrazio di cuore, alla fine delle spiegazioni.

Bodhisattva

Quando torniamo dove eravamo partiti, scorgo che Yun Xin – così si chiama lo “scrittore” – mi sta attendendo per mostrarmi un lavoro su carta che vuole completare per me, come regalo.

In un minuto di gesti magici termina una piccola, semplice opera che per me ha i tratti di una gemma.
Gli chiedo che cosa c’è scritto.

“Un’altra Poesia. Recita così:
PIANTI IL SALICE PER VEDERE CRESCERE.
PIANTI IL PINO PER NUTRIRE IL QI, E TE STESSO.
Spero ti piaccia.” – mi spiazza.

Gli assicuro, con sincerità, che “È uno dei regali più inaspettati e generosi che abbia mai ricevuto” e lo ringrazio sentitamente, mentre torno a sedermi su una roccia riscaldata dal sole.

Jinliang ha ripreso a sottolineare il suo libro, Yun Xin a scrivere sul tavolo da ping pong.
Gli altri due non proferiscono verbo, ma non hanno mai smesso l’uno di prendersi cura dei fiori e l’altro di suonare il flauto.

La musica del Flauto

Guardo il cielo, ascolto il vento e tendo le orecchie verso l’esterno.
Inspiro.
Chiudo gli occhi e, per un attimo, succede.

Il mondo si ferma, ed io con lui.
Non so esattamente che cosa sia successo, ma per alcuni brevi momenti ho respirato una sensazione di completa beatitudine che forse mai mi aveva toccato prima.

Così vicino ad intendere una spiegazione.
Così vicino a comprendere il perché delle cose.

Il Tempio di Shizhong

Poi sorseggio ancora una tazza di tè e mi alzo, facendo per andarmene.

“Puoi prendere un bus da qui e arrivare all’altro tempio – mi dice Jinliang – oppure prenderne un altro e tornare a Shaxi.”
Ma gli rispondo che “per oggi credo di aver ricevuto molto di più di quanto fosse lecito chiedere. Non potrei desiderare altro, e preferisco tornare da dove sono venuto, soltanto con le mie forze, e ripercorrere il sentiero che mi ha condotto, oltre ogni mia aspettativa, ad assaporare alcune delle emozioni più piacevoli e profonde che abbia mai percepito.”

Il sentiero di rientro, per quanto sia lo stesso della mattinata, ora mi sembra diverso.
Le stesse gradinate, le stesse sterpaglie, gli stessi percorsi rocciosi e fangosi, lo stesso sole accecante.
Anche la solitudine è la stessa, ma non è più estrema e tanto meno angosciante.
La stessa via, eppure nuova.
Ci impiego forse un’ora, forse due.
Sinceramente non lo so.

Giunto in fondo alla valle, cerco ancora il cane bianco.
Non si presenta.
Al posto suo, scoiattoli e uccelli che non saprei definire.

la Via di un Sogno?
Il ritorno

Poco prima di riabbracciare la strada di cemento mi imbatto in un gruppo di ragazzi.
Sono in 5, seduti al bordo di un ponte a bere birra, fumare sigarette e giocare a carte.
Mi invitano a stappare una Dali.
Li accontento. Mi accontento.
Resto insieme a loro per un poco, senza riuscire a capire una sola parola, ma riempiendomi di risate, brindisi e sorsate virulente.
Non so più che ora sia, ma non me lo domando.

Prima di salutarli, mentre il sole cala ed il freddo comincia a farmi tremare, mi accorgo che ci sono decine di bottiglie vuote sparse sul terreno.
Le raccolgo una ad una e riempio una delle casse dei ragazzi.
La porto via con me.
Dopo aver tanto ricevuto, oggi, il minimo che possa fare è dare indietro qualcosa e il semplice ripulire pochi metri di campo mi fa sentire meglio.

Brindisi con un gruppo di ragazzi

Cammino ancora, fino a raggiungere la strada principale verso Shaxi.
Non sento pesi di alcun genere ed il mio passo è veloce e leggero.
I brividi sono spariti.

Un piccolo carretto a motore si affianca a me e due nuovi ragazzi mi fanno cenno di salire.
Non avverto fatica, ma accetto.
Mi lasciano di fronte a casa loro, dove poso la cassa piena di carcasse di vetro, che qualcuno l’indomani verrà a ripulire.

Passaggio in motoretta

Quante ore sono trascorse?
Non ne ho idea.
Le luci sono basse ormai.
Potrebbe essere il tramonto, così come una nuova alba.
Sono sereno, nulla potrebbe toccarmi.

Il giorno è quasi terminato, ed io non so più se lo ho vissuto davvero o se invece mi sono avventurato in un sogno dal quale non sarò più in grado di uscire.
Il mondo ha ripreso a girare, ed io con esso.
Devo iniziare a scrivere, per credere che tutto sia accaduto davvero.

Prima di farlo, però, mi guardo le mani, e mi accorgo che qualcosa è ancora lì a ricordarmi che, sì, è stato tutto reale.
Qualcosa che risplende anche al buio della notte, e sempre risplenderà.

La Poesia di Yun Xin.

La Poesia di Yun Xin

CINA – Yunnan I: Lijiang, Gola del Salto della Tigre e Shaxi (30 Novembre – 7 Dicembre)

Giugno 14, 2017 3563 Views

Dopo 40 giorni fermo allo Yanghsuo Outside Inn, sentivo nuovamente i piedi scalpitare.
Desideravo percorrere nuove strade e avventurarmi in regioni ancora sconosciute; il Sud-Est Asiatico era ormai alle porte, ma mi lasciai vincere dal richiamo di una regione della Cina di cui avevo tanto sentito parlare e che per anni aveva nutrito le mie più recondite fantasie di viaggio.
Lo Yunnan, per alcune settimane, sarebbe stato il mio nuovo orizzonte.
Il mio teatro. Il mio giubilo.

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30 Novembre, Lijiang (Cina) | Giorno 182 🇨🇳
Bene, ho ripreso.
E ho ripreso col botto.
No, nulla di incredibile.
Soltanto sono stati due giorni davvero interminabili.
Ecco, in una rapidissima sintesi, che cosa è successo da che ho lasciato l’Outside Inn.

Ho pedalato fino alla stazione degli autobus di Yangshuo, ho preso un bus di 2 ore per Guilin, ho dormito una notte a Guilin, l’indomani ho pedalato fino alla stazione di Guilin Nord, sono rimasto su un treno cinese per 20 ore, sono sceso in una gigantesca, piovosa e spaventosa Kunming, ho deciso di non rimanerci, ho pedalato fino alla stazione degli autobus di Kunming, ho comprato un biglietto per Lijiang (senza avere idea di come sia), sono rimasto su un autobus altre 9 ore, sono arrivato a Lijiang e ho scoperto che la mia bici ha una foratura enorme sulla ruota davanti (eccolo il vero botto), ho camminato un’ora e mezzo, bici a mano, alla ricerca di un ostello. Alle 22, ne ho trovato uno. Il Mama Naxi Guesthouse.

Lijiang, tuttora, non ho idea di come sia.
Sono arrivato col buio.
Questa foto è stata scattata sull’autobus, quando per un tratto mi è sembrato di essere su una delle strade costeggianti il Lago d’Orta, o di Iseo, o di Bolsena.
E invece no, è il Lago di Dali.
Non il pittore, senza accento.
Da-li.
Domani vedremo se tutto sto cinema é servito a qualcosa.
Se ne sarà valsa la pena, insomma.
Qualcosa mi dice di sì.

[ 30 Novembre 2016 ] Nei pressi del Lago di Dali. 4,30 pm.

1 Dicembre, Lijiang (Cina) | Giorno 183 🇨🇳
Quel qualcosa che mi diceva che valeva la pena arrivare fin quassù, alla fine non si sbagliava.
Ho finito tutte le mie camere d’aria di scorta, ma devo dire che questa Lijiang meritava una visita.

La città vecchia, per quanto cerchi di preservare l’atmosfera caratteristica dei tempi andati, è senz’altro troppo Disneyland per i miei gusti.
Ma, dopo aver camminato a lungo, qualche piccola gemma sono riuscito a trovarla lo stesso.
Come questa, la Black Dragon Pool.

E, benché la montagna innevata che si erge là dietro sia rimasta coperta tutto il giorno da una coltre minacciosa di nubi, non si può di certo dire che
il vecchio Dragone Nero abbia scelto un brutto luogo per le sue private abluzioni.

[ 1 Dicembre 2016 ] Lijiang (Cina). Black Dragon Pool. 5 pm.

2 Dicembre, Gola del Salto della Tigre (Cina) | Giorno 184 🇨🇳
La Gola del Salto della Tigre a chi?!

[ 2 Dicembre 2016 ] Gola del Salto della Tigre (Cina). 4 pm.

SERA
Sono un po’ stanco, e domani vi racconto perché.
Nel frattempo stanotte dormo qui.

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3 Dicembre, Gola del Salto della Tigre (Cina) | Giorno 185 🇨🇳
Insomma, la storia della Gola del Salto della Tigre è andata all’incirca così.

Era soltanto un nome per me, uno di quegli insiemi di parole altisonanti
che solo le culture asiatiche sanno evocare.
Lascito di qualche documentario o di qualche libro, ha alimentato per anni la mia fantasia sulla Cina
ed i suoi luoghi più mistici.
Ma non avevo la minima idea di dove fosse, e tantomeno me ne preoccupavo.
Se una qualche attrattiva degna di nota si trova per caso sulla mia strada – o è per lo meno vicina – cerco di non perdermela; ma non devio di centinaia di km unicamente per togliermi uno sfizio.
L’altro ieri, però, mentre smanettavo per cambiare la camera d’aria alla bici, ho ascoltato uno dei compagni di ostello prenotare un bus per la famosa Tiger Leaping Gorge.

“Ah, è da queste parti?!” – gli ho chiesto stupito.
“Sì, a due ore da qui. Ci vado per un trekking di due giorni, dormirò in una delle varie Guesthouses che ci sono sul percorso. Pare sia molto bello.”
“Ah …”

Ed è così che l’indomani mattina sono salito sullo stesso bus e, armato soltanto dello zaino, ho scoperto di che si trattasse e ho cominciato il cammino: 30 km circa, 2 di dislivello in salita feroce e altrettanti in discesa spacca-ginocchia, diversi piccoli villaggi sulla via, montagne furiose, sentieri a strapiombo, un fiume impetuoso, picchi innevati, natura vigorosa, stellate e cascate memorabili.
La magnificenza che circonda il suo nome è senz’altro rispettata, per quanto purtroppo il segno della mano umana rappresenti un forte danno alla magia del posto.
A valle gli innumerevoli lavori in corso ed i cantieri stradali e a monte i check points per pedaggi inutili e fittizi riescono a rinnegare in parte quello che per millenni la Gola del Salto della Tigre ha creato da sola, le suggestioni ed i ricordi di decine di generazioni e così anche a tratti le mie fantasie.

Nonostante ciò, ho provato a godermi ogni singolo metro di cammino, a estraniarmi da tutto il circo di rumori ululanti dal fondo valle, e a immedesimarmi nella bellezza che mi circondava.
Che tento di riportare in queste poche foto.

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MATTINA
Ok.
Un’altra prima volta.
Un ponte di pezzi di legno, corde e piccoli cavi.
Sospeso su un burrone di diverse dozzine di metri verso un fiume incazzato nero.
I primi 10 metri li ho affrontati con la destrezza di un levriero, sguardo fermo in avanti e spavalderia rusticana.
Poi il “tutto” ha iniziato a dondolare.
Tanto.
Mi è uscito un “Uoo Uoo Uoooooooo!”, mentre mi aggrappavo alle corde di lato fin quasi alle ascelle.
E mi sono ricordato di essere in piedi, con tutto il mio peso, sopra le stesse asticelle che userei per accendere un fuoco in un prato, in una domenica di primavera.
Poi ho guardato giù.
Grande errore.
Non mi sono mai sentito così attaccato alla terra (che non c’era nemmeno) come in quel momento.
Credo fosse proprio poco prima di questo sguardo fiero e baldanzoso.
Fortuna che nelle foto non si vedono i movimenti.

[ 3 Dicembre 2016 ] Gola del Salto della Tigre (Cina). 11 am.

4 Dicembre, Lijiang (Cina) | Giorno 186 🇨🇳
Stamattina ho puntato la sveglia alle 7, per lasciare Lijiang con calma e andare a scoprire il villaggio di Shaxi, prima di continuare verso Sud. Al risveglio, tuttavia, ho udito un sibilo.
Ho inteso all’istante che si trattava della mia pigrizia e della voglia di rimanere a letto, di Domenica mattina.
E così ho fatto.
Sono rimasto in ostello a poltrire a lungo, decidendo di lasciare Shaxi a domani, godendomi il sole in veranda e ascoltando musica in completa solitudine.
Verso le 3,30, post sacra pennica, ho udito ancora quel sibilo.
Lo stesso di stamattina. No, non poteva essere ancora la mia pigrizia.
Così ne ho ascoltato il richiamo, ho iniziato a fiutarne le tracce e a seguirlo fino alla sua fonte.

Dove mi ha portato?
In un deja-vu.
Nello stesso luogo dove ero rimasto, oltre 3 ore, 3 giorni fa.
Ho capito allora da dove proveniva quel sibilo.
Era il vecchio Dragone Nero della Laguna, che mi chiamava affinché potessi vedere e conoscere il luogo che il giorno 183 mi era rimasto precluso dalle nuvole.
La casa del suo fratello più grande, in tutta la sua suprema magnificenza:
la Montagna Innevata del Dragone di Giada.
Laggiù in fondo.

[ 4 Dicembre 2016 ] Lijiang (Ciina). Black Dragon Pool, vista sulla Jade Dragon Snow Mountain. 4,30 pm.

5 Dicembre, Shaxi (Cina) | Giorno 187 🇨🇳
Una delle cose che più mi eccita e allo stesso tempo angustia quando lascio un luogo – e specialmente uno dove mi sono trovato bene – è l’incertezza di quello cui vado in contro.
Il non sapere cosa succederà.

Dove sto andando?
Come sarà la nuova destinazione?
Troverò un posto per dormire accettabile?
Mi piacerà?

Cerco sempre, per quanto possibile, di trovare soluzioni che mi facciano sentire un poco come a casa, o comunque a mio agio (per quanto debbano sempre essere a costi contenuti).
Non mi fermo a questionare o cercare chissà quali comforts (un materasso e una doccia calda il più delle volte sono più che sufficienti), ma è chiaro che
se trovo anche tranquillità, comodità, tipicità e bellezza … sono più contento.
Fino ad oggi, durante tutti questi mesi, gli ostelli più piacevoli che ho trovato sulla mia strada sono stati a Lubiana, a Belgrado, a Praga e a Mosca. A parte lo Yangshuo Outside Inn, il migliore credo sia stato quello di Mosca (il Good Mood Hostel).
Ma non ero ancora arrivato al villaggio di Shaxi, che già mi ha conquistato e di cui scriverò domani.
E al Horse Pen Inn.
Che per 30 Yuan (4 euro), direi che non è affatto una brutta soluzione
per qualche notte nella campagna dello Yunnan del Nord.

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6 Dicembre, Shaxi (Cina) | Giorno 188 🇨🇳
La Cina senza luci.
La Cina dei ritmi blandi.
La Cina dei campi.
La Cina modesta.
La Cina dei silenzi.
La Cina dei ruscelli.
La Cina dei ponti secolari.
La Cina dei rastrelli e delle spighe.
La Cina del riso essiccato al sole.
La Cina delle case di legno.
La Cina dei templi colorati.
La Cina dei cesti di bamboo.
La Cina dei bambini che ridono e degli anziani dai sorrisi infaticabili.
La Cina di un tè contro il muro.
La Cina di una partita a carte in piazza.
La Cina del sole tiepido.
La Cina delle stelle arroganti.
La Cina di un passato sempre più lontano.
La Cina dei cieli color miraggio.
La Cina che volevo conoscere, e che ho trovato a Shaxi.
Quella che mi piace.
Davvero tanto.

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7 Dicembre, Shaxi (Cina) | Giorno 189 🇨🇳
Ieri in giro a piedi per scoprirne i dintorni e osservare la valle dall’alto.
Oggi in bici a visitare il Laghetto di non so più quale Dragone.
E ho come la sensazione che ci resterò ancora un giorno di più, in questa Shaxi.

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MAPPA DEI LUOGHI

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CINA: una “casa” chiamata Yangshuo Outside Inn (23 Ottobre – 28 Novembre)

Giugno 12, 2017 3325 Views

Una cittadina (Yangshuo), un fiume calmo (Yulong), una valle incantata e centinaia di montagne degne delle migliori poesie. E poi Betty, Laure, Michelle, Xiaoping, lo staff intero di una splendida piccola Guesthouse ed un amico di nome Ronald.
Questa, la mia “casa” Cinese per oltre 40 giorni: Yangshuo Outside Inn.

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23 Ottobre, Yangshuo (Cina) | Giorno 144 🇨🇳
Ultimamente – intendo nelle ultime settimane – mi è capitato di pensare ad alcune cose:

– che i primi quasi 5 mesi di viaggio sono volati, letteralmente volati;
– che fino ad oggi sono andato davvero molto veloce, forse troppo, riservando poco tempo al conoscere un luogo davvero fino in fondo;
– che tutte le beghe burocratiche relative ai visti mi hanno fiaccato parecchio;
– che ho bisogno di ricaricare le energie, in maniera seria, prima di entrare in Sud-Est Asiatico;
– che la Cina, ed in special modo le regioni del Guangxi e dello Yunnan, mi interessano molto;
– che non sarebbe male imparare alcune basi di Cinese se voglio pedalare libero per un po’ in questo paese;
– che mi piacerebbe riscoprire una sorta di routine e conoscere persone cui poter rimanere amico per qualcosa di più di 4 giorni;
– che fare qualche lavoro manuale, magari apprendendo nuove arti e risparmiando denaro nel frattempo, non mi farebbe male;
– che vorrei trascorrere il mio incombente compleanno in un posto meno sconosciuto di un ostello qualsiasi.

Così è successo che sono arrivato qui, nei pressi del fiume Yulong, ed ho trovato un amichevole 44enne olandese di nome Ronald a gestire una bella Guesthouse immersa in una foresta tropicale che mi dà la possibilità di rimanere qualche settimana, offrendomi vitto e alloggio in cambio di aiuto provvisorio.
Non so ancora esattamente cosa farò, ma lo farò.
Probabilmente aiuterò un poco in cucina, cercando di importare un tocco italiano in alcuni piatti, stuccherò pareti insieme a un tuttofare cinese che non parla inglese e col quale sarà divertente comunicare, taglierò piante, rastrellerò foglie, cambierò lanterne, sistemerò tetti e grondaie, sposterò cose, pulirò cose, risposterò cose. Insomma, un sacco di cose. E un sacco di birre, spero.
E tutto il resto di cui sopra.

Per cui, per chi volesse, ecco il luogo dove potermi raggiungere nelle prossime 2 o 4
(se avrò modo di estendere il visto) settimane.
Lo Yangshuo Outside Inn, a 4 km dalla cittadina di Yangshuo, a sud di Guilin,
nella regione del Guangxi, nella Cina del Sud o quasi.

[ 23 Ottobre 2016 ] Yangshuo Outside Inn (Cina). 4 pm.

24 Ottobre, Yangshuo (Cina) | Giorno 145 🇨🇳
3 giorni che sono qui, 3 giorni che mi trovo a osservare tramonti color pastello esplodere dietro i contorni di montagne che sembrano disegnate.
Qualcosa mi dice che saranno presto 3+3 = 33.

[ 24 Ottobre 2016 ] Yangshuo Outside Inn (Cina). 6,30 pm

26 Ottobre, Yangshuo (Cina) | Giorno 147 🇨🇳
Scusatemi se ieri ho latitato, ma ero impegnato in alcune faccende.
Avevo da scoccare una lezione di Qigong, da dipingere pareti, tagliare legna, cambiare un lavandino, tuffarmi in un fiume verde, bere qualche birra … e compiere 33 anni.

[ 25 Ottobre 2016 ] Yangshuo Outside Inn (Cina). 10 pm.

27 Ottobre, Yangshuo (Cina) | Giorno 148 🇨🇳
La cosa più bella dopo un giorno di lavoro in Cina (o meglio, qualche ora di lavoro … che comunque per me ultimamente è già una grande novità) è poter dire al proprio capo – che più che capo è un ragazzo come me che gestisce una Guesthouse col quale sono immediatamente diventato amico – qualcosa come
“Ciao, ci vediamo fra mezz’ora.”
“E dove vai?”
“Al fiume. A nuotare …”

[ 27 Ottobre 2016 ] Yangshuo (Cina) Fiume Yulong. 6 pm.

28 Ottobre, Yangshuo (Cina) | Giorno 149 🇨🇳
Ieri sera Ronald (che sarebbe il mio amico, nonché capo temporaneo alla Yangshuo Outside Inn) mi ha detto che stamattina avrei potuto prendermela con calma, perché avremmo iniziato a lavorare soltanto dopo pranzo.
Non mi sono lamentato più di tanto, ovviamente, e ho dormito della grossa.
Quando ho aperto gli occhi, verso le 9, ho avuto uno di quei risvegli in cui non ricordi bene dove sei e come mai ci sei finito. Mi sono domandato per alcuni momenti davvero dove fossi, e, quando ho iniziato a realizzare, per un attimo ho dubitato della risposta.
Così ho preso la bici e ho pedalato per poche centinaia di metri, circondato da alberi e silenzio, fino a raggiungere un piccolo villaggio situato a Nord della Guesthouse, alla ricerca di una riconferma.
Arrivato al ponte ho guardato verso Est, in basso, e ho visto un uomo intento a spingere una canoa di bambù. Ho alzato lo sguardo e ne ho visti altri. Poi lo ho alzato ancora di più ed ho visto questo.
E allora mi sono detto: “Sì, Vieri, è così. Sei in Cina.”

[ 28 Ottobre 2016 ] Yangshuo (Cina). Fiume Yulong. 10 am.

29 Ottobre, Yangshuo (Cina) | Giorno 150 🇨🇳
Dai 30 gradi dei giorni scorsi ai 15 di stasera.
Eppure …

[ 29 Ottobre 2016 ] Yangshuo Outside Inn (Cina). 6 pm.

30 Ottobre, Yangshuo (Cina) | Giorno 151 🇨🇳
Ogni sera, dopo una giornata trascorsa a dipingere pareti, sistemare biciclette e tagliare legna, mi piace andare a nuotare nel fiume Yulong.
Ma questo l’ho già detto.
Quello che non ho detto è che, per farlo, devo camminare circa 15 minuti attraverso questa valle.
Fischiettando, generalmente.
Perché non è per niente brutto.

[ 30 Ottobre 2016 ] Yangshuo (Cina). Valle del Fiume Yulong. 6 pm.

31 Ottobre, Yangshuo (Cina) | Giorno 152 🇨🇳
“Lo so che lavoro qui solo da una settimana, ma … posso prendere un giorno di ferie? 😚”

[ 31 Ottobre 2016 ] Yangshuo (Cina). 6 pm.

1 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 153 🇨🇳
Mi avevano detto di andare in cima alla Collina della Luna, “che la vista da lassù non è niente male”.
Non ci credevo più di tanto.
Allora ci sono andato.
E ho dovuto ricredermi.

[ 1 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Moon Hill. 4,30 pm.

2 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 154 🇨🇳
Le montagne.
Un fiume.
Una canoa di bamboo.
E mi sento piccolo, ma davvero piccolo piccolo.

[ 2 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Fiume Yulong. 5 pm.

4 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 156 🇨🇳
Dopo alcuni giorni di tempo incerto e nuvoloso, oggi è tornato il sole.
Le temperature non sono più quelle vicine ai 35 gradi di quando sono arrivato a Yangshuo, 2 settimane fa, e così ho pensato che il pomeriggio fosse giusto dedicarlo alle montagne della valle del fiume Yulong.
Con Ronald (il gestore della Guesthouse dove alloggio) ed un paio di altri amici ho iniziato ad incamminarmi verso l’alto, alla ricerca di sentieri ricoperti da foreste e vegetazione selvaggia.
Armato solamente di un bastone di bamboo e di una sana incosciente curiosità, mi sono divertito per alcune ore ad abbattere rovi e spine – come quando ero ragazzino e decapitavo cardi insieme ai miei cugini – fino a quando il tramonto non mi ha sorpreso nel mezzo di una valle lontana dal presente.
Il momento perfetto per sedersi su una roccia rievocando la posizione del loto – come suggeritomi recentemente da un altro amico – respirare a lungo, profondamente, e dimenticare per un po’ di dover trovare una via per rientrare, perché, in un momento come quello, non sarebbe stato della benché minima importanza.

[ 4 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Valle del Fiume Yulong. 6 pm.

5 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 157 🇨🇳

“Time
Don’t let it slip away
Raise your drinkin’ glass
Here’s to yesterday
In Time
We’re all gonna trip away
Don’t piss Heaven off
We got Hell to pay”
( Aerosmith – Full Circle )

In memoria di un amico.

[ 5 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Valle del Fiume Yulong. 5,30 pm.

6 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 158 🇨🇳
Avevo pubblicato una foto simile qualche giorno fa, quindi mi scuso per il doppione.
Sono ripetitivo, lo so, ma il fatto è che ogni sera mi trovo seduto ai bordi di questo fiume.
Alle volte c’è cielo terso, altre volte invece foschia.
Alle volte fa fresco, altre volte invece è caldo e umido.
Alle volte mi butto dentro subito, altre volte invece mi fermo un poco a contemplare tutto questo.
E come potrei non essere ripetitivo?

[ 6 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Fiume Yulong. 5,20 pm.

7 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 159 🇨🇳
Dopo poco più di due settimane di lavoro alla Yangshuo Outside Inn, oggi, lunedì, ho chiesto un giorno “off”, in modo da poter prendere la mia bicicletta e addentrarmi un poco di più nelle bellezze di questa parte della regione del Guangxi. Mi era stato suggerito di spingermi fino al villaggio di Xingping, perché “non troppo distante, immerso ancora in quell’atmosfera tipica da villaggio cinese come quella della Yangshuo di 15 anni fa e circondato da paesaggi da cartolina”.
Pur non sapendo quanto questo “non troppo distante” significasse,
ho pensato che Xingping potesse essere una buona idea.
“Hai un giorno intero a disposizione, tempo ce n’è Vieri – mi sono detto tra me e me – e se il panorama di Xingping è anche rappresentato sulle banconote da 20 Yuan ci sarà pur un motivo …”

Alle 10 era già molto caldo, anche se il sole faceva il timido dietro una coltre triste di nuvole, e dopo 5 km di fresca pedalata mi fermo al bar dove sono ormai quasi di casa, a salutare Adam, il gestore. “Oh, sì, Xingping merita assolutamente – mi conferma – e sai che da questo lato del fiume Li c’è anche una strada panoramica per arrivarci?”
“Davvero? E com’è?”
“Strepitosa, credimi. Una trentina di km in totale, lontani dal caos della strada statale ed in mezzo a villaggi e montagne davvero notevoli. In genere ci vado in scooter e ci metto un paio di ore, perché gli ultimi km sono in discesa su uno sterrato molto ripido. Sì, insomma, devi trovare le strade e c’è da salire molto in alto, ma, se sai orientarti e sei allenato, credo tu ce la possa fare.”

Come sempre, in questi casi, cito il mantra che ormai mi accompagna da qualche tempo e che mi ricorda che “Quando mai ancora avrai modo di farlo? Se lo puoi fare oggi, allora fallo! Meglio sudare e magari perdersi, piuttosto che partire già rimpiangendo la scelta!”

Posso testimoniare così che 2 ore in scooter sulle strade montane cinesi diventano quasi 4 in bicicletta.
4 ore di salite spietate, di villaggi in cui la vita scorre tranquilla e beata, di futuristiche coltivazioni di kumquat a perdita d’occhio, di sudore vivo, di carretti dei contadini, di strade annusate e poi seguite d’istinto, di fatica impossibile, di kumquat rubati (che saranno mai 5 fruttarelli nel mezzo di milioni di miliardi?), di discese in cui mi sono divertito come un bambino a rannicchiarmi e sentire l’aria rinfrescarmi la spina dorsale, di occhiolini ai bambini che mi sorridevano con un “Hello!” e, sì, aveva ragione Adam, di vedute davvero mozzafiato. Tali da voler quasi perdere i sensi per non rimanerne sopraffatto.

Quando poi ho conquistato l’ultimo passo, mi sono affacciato – mezzo distrutto – sul fiume Li ed ho avvistato l’imbarcadero di Xingping per attraversarlo, un “Yessss!” di soddisfazione è rimbombato nelle valli, così come quando lo scorso anno mi riusciva di raggiungere le varie Chora abbarbicate in cima ai monti delle Cicladi (chi ha seguito quel viaggio, ricorderà).

Per quanto riguarda invece la banconota da 20 Yuan e il panorama di Xingping,
questo lo lascerò al post di domani.
Anche perché, a dire il vero, dopo 4 ore come quelle, era realmente l’ultima cosa che mi potesse importare.

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8 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 160 🇨🇳
Mancava al completamento del post di ieri, anche perché oggi, complice un blackout generale di 10 ore e le energie spese ieri, non ho combinato proprio un fico secco.
La mia personale veduta della banconota da 20 Yuan.

[ 7 Novembre 2016 ] Xingping (Cina). Fiume Li. 3 pm.

10 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 162 🇨🇳
Che cosa fai quando stai imbiancando pareti e di colpo salta la corrente, per ore, nell’intero villaggio, fuori ci sono 10 gradi con pioggia e qualcuno ha già acceso il fuoco nel camino?
Fai come Luca Brasi.
Solo che invece che coi pesci … dormi coi gatti.

[ 10 Novembre 2016 ] Yangshuo Outside Inn (Cina). 4 pm.

11 Novembre, Guilin (Cina) | Giorno 163 🇨🇳
“Vieri, sai già dove sarai a Natale o Capodanno?”, qualcuno mi ha chiesto.
Dunque. La risposta è ovviamente no.
Devo interrogare lo smartphone per sapere che giorno è oggi, figuriamoci se so dove sarò fra un mese e mezzo … Tuttavia desidero fare un po’ di chiarezza nella mia mente, relativamente ai prossimi due mesi, dal momento che:
A) dopo 20 giorni di simil-narcolessia, è il caso che la faccia;
B) se mi è stata posta la domanda, significa che a qualcuno potrebbe interessare prendere un volo intercontinentale piuttosto che crogiolarsi nell’amarezza circa il da farsi all’ultimo dell’anno;
C) non mi dispiacerebbe trascorrere le Festività e alcuni giorni con qualche parente o amico dopo tanto tempo lontano da casa.

Quindi provo a ragionare ad alta voce.
Sto ancora alloggiando/lavorando presso la Yangshuo Outside Inn, a Yangshuo, nel sud della Cina.
Sono quasi alla fine del mio visto cinese di 30 giorni, ma non intendo uscire da questo paese tanto presto. E il motivo è presto spiegato. Ho iniziato un lavoro che voglio portare a termine (ai miei nipoti, quando mi chiederanno che cosa ho combinato nella vita, potrò sempre dire di aver finito di imbiancare le camere di un’intera Guesthouse in Cina) e vorrei poter scoprire qualcosa di più di questo strano ma affascinante paese. Oggi mi sono recato a Guilin (dove ho trovato un alberello già addobbato), capitale della regione del Guangxi, per provare a estendere il visto. Nulla da dire, per quanto sta storia dei visti mi snervi oltremodo, sono fortunato: anche stavolta riceverò un OK.

Avrò altri 30 giorni in Cina, il che significa che fino al 15 Dicembre cercherò di sfruttare ogni giorno a mia disposizione sotto la bandiera rossa della Repubblica Popolare.
Ritireró il nuovo visto il giorno 22 Novembre.
Successivamente l’idea è di visitare con bici e/o mezzi la regione dello Yunnan, dapprima verso le montagne che si affacciano sull’irraggiungibile Tibet, quindi scendendo verso il caldo tropicale di una città nei pressi del confine col Laos che ha un nome che sembra una parola magica: Xishuangbanna.
Da lì, intorno al 15 Dicembre, sgattaiolare in Laos.
Non ho ancor ben capito se il visto laotiano, quando ottenuto al confine via terra, sia di 15 o di 30 giorni … comunque, sì, la risposta più “plausibile” alla domanda iniziale dovrebbe essere questa: sarò in Laos.
So che alcuni amici avrebbero gradito maggiormente se avessi detto Thailandia, tuttavia ho il vago sentimento che il Capodanno tra Bangkok e isole varie sia un po’ troppo incasinato per i miei gusti.
Preferirei tenere la Thailandia per i mesi a venire, ricordando sempre che il paese è in lutto per un anno intero a seguito della morte del Re Bhumibol. Detto questo, non so dire con certezza se sarò più a Luang Prabang o a Vientiane, ma questa è una cosa di poco conto.
In aggiunta, entrambe le città dovrebbero essere collegate da servizi di autobus e quindi facilmente raggiungibili e da Bangkok (e altre città thailandesi) e da Hanoi (o altre città del Vietnam).
Spostarmi per accogliere un volto caro non sarà di certo un problema.
O viceversa, naturalmente.
Insomma, Elisa Cammelli, parenti e amici di ogni tipo, “ALEA IACTA EST”.
O quasi. Il dado almeno ho provato a lanciarlo.
A voi la scelta di quando e come stopparlo.

PS: se qualcuno dovesse mai venire, per favore che lo faccia accompagnato. Che ne so, da una burrata, del limoncino, un panettone, della sbrisolona o un panforte. Grazie veramente. E sempre sia lodato.

[ 11 Novembre 2016 ] Guilin (Cina). 3 pm.

12 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 164 🇨🇳
Se il tempo è pessimo, non per forza lo è anche il luogo.

[ 12 Novembre ] Yangshuo (Cina). Fiume Yulong. 5 pm.

13 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 165 🇨🇳
Tre giorni di pioggia quasi incessante e di umidità molesta.
Gocce ovunque.
Sulle pareti (anche quelle interne), sulle foglie, sui fiori, sui vestiti, sui baffi.
Quando respiro mi sembra quasi di mangiare un ghiacciolo che si sta squagliando.
Così mi godo il lavoro, che sta progredendo nonostante tutto, il fuoco, quando cala il buio, ed il pensiero dolce di come tornerà ad essere questa valle, non appena il cielo smetterà di lacrimare.

[ 3 Novembre ] Yangshuo (Cina). Valle del Fiume Yulong. 5 pm.

14 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 166 🇨🇳
Oggi ho finito di lavorare un po’ prima del solito, così sono andato al fiume – come abitudine, alla fine della giornata – un po’ prima del solito. Alle 4, per la precisione, invece che alle 5.
Sono felice, perché all’alba del 25esimo giorno nella valle del fiume Yulong ho scoperto, magna cum laetitia, che il mio punto preferito per andare a nuotare è esattamente quello utilizzato dai locali per lavare le motociclette e … per sventrare le papere.
Bene, ma non benissimo.

[ 14 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Fiume Yulong. 4 pm.

15 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 167 🇨🇳
“Senti un po’, ma perché stai viaggiando così a lungo, e da solo?”

“Per due cose per cui ho bisogno di tempo: perdermi e poi ritrovarmi.
Per scoprire quello che di me ancora non so, e per perdere quanto di me stesso so di non voler più essere.
Devo aver letto questa frase in un libro.
Da solo, perché chi cacchio vuoi che mi accompagni?
Ti sei già annoiato anche tu!”

[ 1 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Moon Hill. 4,30 pm.

SERA – VIDEO
Questo è quello che accade in Cina, ogni sera, quando non piove, nelle piazze di ogni piccolo villaggio e nei parchi delle grandi città.
Donne, uomini, giovani, coppie di anziani e bambini si ritrovano e distendono i nervi,
qualsiasi tipo di giornata possano avere avuto.
Chiacchierano, spettegolano, ridono, giocano. Poi qualcuno porta una radio gigante gonfia di luci e inizia una musica senza senso, sulla quale donne di ogni età ripetono all’infinito una coreografia ancora più senza senso.
Lo scopo (se ce ne deve essere uno)?
Attività fisica e divertimento, tutto lì.
Alla fine tutti sono felici, e non sto scherzando.
Ecco perché mi piace questo paese.

PS: scusate la qualità del video, ma non ho macchinari degni di nota con me.
PS2: non perdetevi l’arrivo del piccoletto alla fine del video.

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/06/Video-Cina-balli-piazza.mp4

 

16 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 168 🇨🇳
Quel momento in cui contorni, colori, ombre e tinte si definiscono a vicenda
e il dipinto si rivela in tutta la sua forma.
Quel momento in cui i segnali ti hanno portato in cima alla montagna, sei finalmente uscito dalla nebbia che avvolgeva la vallata e ti appresti a buttarti in picchiata nella discesa.
Quel momento in cui ogni tua ambizione si azzera, perché
hai finalmente realizzato che cosa vuoi essere nella vita.
Una zattera di bamboo sul fiume Yulong.
O un fiore che vi nasce accanto.

[ 16 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Fiume Yulong. 5 pm.

17 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 169 🇨🇳
Dopo una settimana di pioggia, umidità, rane, nubi, grigio, gocce, afa e tuoni, ecco il vento.
Ed il sole.
Oh, sì, mi mancherà questo posto.

[ 17 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Fiume Yulong. 3 pm.

18 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 170 🇨🇳
“Quindi hai deciso? Un’altra settimana a Yangshuo? È ufficiale?”
“Sí, ufficiale.”
“Ma non ne hai abbastanza? Voglio dire, dopo un mese che fai più o meno sempre le stesse cose e nuoti sempre nello stesso fiume, non ti sei annoiato?”
“No, tutt’altro. Mi piace fare sempre ‘queste’ stesse cose, e ti dico che mi mancheranno anche, quando me ne andrò. E comunque non è solo per questo. Il fatto è che dopo aver imparato a camminare sulle acque, come vedi, vorrei imparare anche un’altra cosa. E ho scoperto che a poche centinaia di metri da dove alloggio c’è una scuola che insegna proprio questa disciplina. 5 pomeriggi saranno pochi, ma voglio per lo meno provare.”
“Ah sì? E di che si tratta esattamente?”
“Tai Chi!’
“Oh perbacco! Salute!”

[ 18 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Fiume Yulong. 5 pm.

20 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 172 🇨🇳
Tutta questa Cina.
Così tanta Cina che è impossibile quasi immaginare che vi sia anche una fine.

[ 20 Novembre 2016 ] Da qualche parte non lontano dal Villaggio di BaiSha (Cina). 6 pm.

22 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 174 🇨🇳
Bella è bella, eh.
Sta storia del Tai Chi dico.
Molto bella.
Peccato che abbia le movenze di un misto tra Paperoga e Majin Buu, la coordinazione di una cassapanca rotta e la memoria coreografica di un narvalo sotto codeina.
Ma bella è bella, eh.

[ 22 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). 6 pm.

24 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 176  – VIDEO 🇨🇳
Primo: non sapevo che qualcuno stesse filmando.

Secondo: notare …
A) gli uccelli in sottofondo
B) l’infradito cafona
C) il balletto ignorante al secondo 34
D) la risata idiota al secondo 51
E) lo smash implacabile al minuto 1:22
F) l’epic fail al minuto 1:35
G) l’inconfutabile vittoria

LIVELLO “ASIAN” = SUPERATO

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/06/Video-Cina-Ping-Pong-Yangshuo.mp4

 

25 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 177 🇨🇳
In questa foto potete vedere un plutipremiato campione internazionale di Tai Chi, e il suo Maestro.
Gli occhi che vanno dove cazzo pare a loro è una conseguenza delle innumerevoli ore di pratica di bilanciamento tra energie, movimenti ed equilibri vari.
Serve per disorientare i nemici.
Ci sei ma non ci sei, una cosa simile.
Ho imparato anche quello, solo che i miei vanno verso l’interno.
Un grande errore.
Mai incrociare i flussi d’altronde, si sa.

Ok. Ho capito.
Torno a nuotare, che è meglio.

[ 25 Novembre 2016 ] Yangshuo (China). Tai Chi School. 5 pm.

26 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 178 🇨🇳
Penultimo giorno allo Yangshuo Outside Inn, penultimo giorno a Yangshuo in generale.
La cittadina di Yangshuo è situata a circa 5 km dalla Guesthouse dove ho alloggiato e lavorato per tutto questo tempo; complici la mia pigrizia e la bellezza della valle del fiume Yulong, confesso che non mi sono recato in “centro” molto spesso.

Non che sia sgradevole – anzi, proprio il contrario – ma il più delle volte ho preferito rimanere lontano dai negozi, dal traffico, dalle fiumane di turisti, rigenerandomi vicino alla natura ed al silenzio, e recandomi in villaggio solo di tanto in tanto, per cenare in maniera differente o per giocare a poker al bar in cui sono diventato quasi di casa.

Detto questo, giunto al penultimo giorno, mi sembra giusto rendere un piccolo omaggio a questo luogo.
Cosí questa é Yangshuo, vista dal cavalcavia pedonale che imbocca la famosa via commerciale denominata West Street.

[ 26 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). 11 am.

27 Novembre, Yangshuo (Cina) | Giorno 179 🇨🇳
E così, all’alba del settimo mese, l’ultimo giorno a Yangshuo è arrivato.
Sono stato fortunato, perché dopo sette giorni di pioggia e nebbia, vento e sole mi hanno concesso un saluto memorabile.

Se mai qualcuno mi chiederà perché, dopo 5 mesi di viaggio ininterrotto, ho scelto di venire qui e di starci ben oltre il previsto, risponderò che ero stanco, e mi serviva una pausa.

Risponderò che ho trovato una Guesthouse pressoché perfetta.
Risponderò che avevo voglia di lavorare e di sentirmi utile, non soltanto a me stesso.
Risponderò che cercavo una sorta di routine, delle abitudini, dei punti di riferimento.
Risponderò che ho imparato un poco di una nuova lingua e mi sono lanciato in tornei di poker, karaoke, quiz night e ping pong.
Risponderò che ho appreso le basi del Tai Chi.
Risponderò che ho avuto la possibilità di entrare più nel profondo di un diverso modo di vivere.
Risponderò che ho avuto tempo di ascoltarmi, di rinnovare le energie, di annoiarmi, di riaccendermi e di divertirmi ancora.
Risponderò che ho conosciuto dei nuovi amici, e li ho conosciuti davvero fino in fondo.
Risponderò che c’è un altro posto nel mondo dove potrò tornare ogni volta che vorrò, sentendomi come a casa.
Risponderò che, per quanto io non possa essere certo del fatto che il Paradiso esista, credo di aver scoperto quello che è – almeno per me – il suo corrispettivo in questo buffo angolo di Universo.
In Cina.

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SERA
Oggi è un giorno particolare ed importante. Non tanto per l’incredibile bellezza del clima di questo 27 Novembre, bensì perché, dopo oltre un mese fermo a Yangshuo, domani riprenderò ad andare. Tutto quello che desideravo trovare quando arrivai qui il 22 Ottobre, tre giorni prima di compiere 33 anni, lo ho ricevuto ben oltre le mie aspettative.

Ho conosciuto un luogo meraviglioso, ma sento che è giunto il tempo di ripartire.
Di tornare a pensare che cosa fare l’indomani, giorno per giorno.
A scegliere se spostarmi con la mia bicicletta o se prendere mezzi di superficie.
A trovare un posto per dormire, a scoprire nuovi paesi, a incontrare nuove persone, a sperimentare nuove emozioni e vecchie abitudini di viaggio.
A imparare a non perdermi.
A provare a divertirmi e magari a migliorarmi.

Verso dove?
Dapprima in Yunnan, un’altra provincia cinese, fino allo scadere del mio visto.
Quindi Laos, Vietnam, Cambogia, Thailandia … e poi chissà.
Magari sarà arrivato il tempo di tornare a casa.
Magari non ancora.

Oggi, sebbene io sia già a quasi 6 mesi di viaggio da solo, mi sento come se stessi per partire.
O ri-partire.
Daccapo.
Un’altra volta.

Con più esperienza e più certezze, è vero, ma eccitato e spaventato come la mattina del 2 Giugno, il giorno in cui lasciai casa e salutai i miei genitori. Non so cosa accadrà, ma lo sapremo presto.

[ 27 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Fiume Yulong. 4 pm.

SERA – VIDEO
Ecco perché amerò per sempre questo posto.

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/06/Video-Cina-musica-Outside-Inn.mp4

 

28 Novembre, Guilin (Cina) | Giorno 180 🇨🇳
Un altro “Arrivederci!”. Un altro distacco di quelli duri.
Era già successo in Italia, in diversi luoghi, e poi a Zadar, a Tuzla, a Belgrado, a Novi Sad, a Praga, a Wroclaw, a Sifnos, a Riga, a San Pietroburgo, a Mosca, a Novosibirsk, a Irkutsk e sull’isola di Olkhon (in effetti la Russia ha lasciato segni profondi).
Tante, tante volte. Non le conto più, ormai, e non ho ancora capito come non farmi prendere da quella sensazione di vuoto che si genera in me ogni volta che lascio un luogo, ma soprattutto ogni volta che lascio delle persone importanti.

Oggi ho rivelato a qualcuno che “è come se ogni volta lasciassi giù un pezzo del mio cuore. Come se ogni volta perdessi un pezzo più grande. E non credo che il mio cuore sia infinito … dovrà pur avere una fine, prima o poi?”
Quel qualcuno mi ha risposto ricordandomi che in realtà non è così, che quella parte perduta si bilancia, “perché quando cedi una parte del tuo cuore, altre persone lo stanno facendo, simultaneamente, verso di te. Tutto si equilibra, cresce, ed il tuo cuore ogni volta diventa più grande”.

Io non so dove stia il vero. Sta di fatto che queste parole mi hanno rinvigorito, sebbene la sensazione di vuoto permanga ancora e – già lo so – ci vorrà qualche giorno perché se ne vada e venga sostituita da nuove, vivide, emozioni.
Oggi, comunque, mentre dirigevo la mia bici lontano dal luogo che è stato la mia casa per oltre un mese, ho voluto pensare a 10 motivi per cui tornare un giorno al Yangshuo Outside Inn, cercando di rincuorarmi da solo in un momento di naturale malinconia:

– È un posto meraviglioso
– Ho dimenticato il berretto verde che mi aveva regalato il mio amico Jiri Oliva
– Ho perduto le ultime partite a ping pong stamattina, quindi non sono il campione in carica
– Cucinano un piatto chiamato “Snoozing Dragon (melanzane fritte e verdure)” che è la fine del mondo
– Il Fiume Yulong già mi manca
– C’è il caminetto più bello che abbia mai visto
– Devo ancora scoprire diversi sentieri sulle montagne circostanti
– Le mie jam sessions musicali con Ronald erano appena all’inizio
– Vi ho lasciato dei veri amici

E poi perché, sebbene dentro di me io sappia che sarà difficile che vi ritorni (in breve tempo, se non altro), il semplice pensiero di riuscire a farlo, in qualche modo, come tutte le altre volte … mi fa star bene.
E mi rende felice.

[ 28 Novembre 2016 ] Yangshuo (Cina). Yangshuo Outside Inn. 11 am.
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MAPPA DEI LUOGHI

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CINA (Prima Parte): passaggio al Nord, Pechino e Guilin (16-22 Ottobre)

Giugno 9, 2017 2764 Views

Un treno notturno per una città di confine dal nome tolkieniano (Zamyn Uud), una cattedrale elettronica nel mezzo del nulla adibita a frontiera, un passaggio sopra un furgone sgangherato per raggiungere la stazione degli autobus della ventosa Erlian, una notte intera sdraiato sulla branda di un autobus diretto fino a Pechino, a perdermi con lo sguardo nei contorni della Inner Mongolia e a provare ad unire i puntini delle stelle, sotto lo sguardo tenero e rassicurante della mia prima luna cinese.
Questo, il primo impatto con la Grande Cina.
Poi sprazzi di Pechino e Guilin, ed una lenta pedalata tra i mistici pinnacoli verdi del Guanxi, che presto avrei imparato ad amare.

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16 Ottobre, Erlian (Cina) | Giorno 137 🇨🇳
Qualcuno di voi per caso è mai stato a Erlian, Inner Mongolia, Cina?
Ecco, se no, non serve che lo facciate.
Tipo Rozzano, soltanto un poco più ventosa ed estesa.
E con tanti, tantissimi cinesi che ti guardano strabiliati come se fossi He-Man oppure, meglio, il pupazzo Uan.

[ 16 Ottobre 2016 ] Erlian (Cina). 11 am.
[ 16 Ottobre 2016 ] Erlian (Cina). 11 am.

17 Ottobre, Pechino (Cina) | Giorno 138 🇨🇳
In principio fu un treno notturno da Ulaanbaatar a Zamyn-Uud.
Poi un autobus locale per attraversare il confine Mongolo – Cinese, dopo le imprescindibili ore ai controlli di frontiera, carico come un somaro tartaro.
Quindi un autobus notturno da Erlian, dove sono rimasto sdraiato sopra un pezzo di metallo camuffato da materasso, solo con un libro e la luna, fino alle 3 di stamane.
A quell’ora poi, finalmente, l’autobus è entrato a Pechino e si è appollaiato alla stazione in attesa del giorno, permettendo qualche frazione di sonno in più nel mezzo di una città mostruosa
che già incominciava i suoi fragorosi sbadigli mattutini.
Poco prima delle 7 ho deciso così che fosse arrivato il momento di smettere
di pensare alle mie occhiaie e, invece, di iniziare a pedalare.
L’alba, all’improvviso, con mio stupore, invece che di rosso – come mi sarei aspettato più facilmente –
si è tinta di un giallo paglierino.
E di colpo, mentre ne osservavo i riflessi sopra i corsi d’acqua languidi nei pressi del Tempio del Cielo, non ho più avvertito stanchezza di alcun tipo.

[ 17 Ottobre 2016 ] Pechino (Cina). 7 am

18 Ottobre, Pechino (Cina) | Giorno 139 🇨🇳
Il giorno del Palazzo d’Estate, il luogo dove per secoli gli Imperatori Cinesi
erano soliti rifugiarsi durante i mesi di canicola più feroce.
Ci ero già stato, 2 anni fa, quando avevo accompagnato un piccolo gruppo di lavoro
che in breve tempo diventò un grande gruppo di amici.
Il cielo era color grigio topo allora, ed avevamo a disposizione poco tempo.
Oggi di tempo ne avevo in abbondanza, eppure il cielo era ancora color grigio topo.
Forse ormai lo è sempre.
Non ho ancora capito se si tratta dello smog devastante della Cina del terzo millennio, o se se invece sono i fantasmi dei guerrieri del passato che si ribellano ancora oggi
per lo stupro subito dalla loro antica meravigliosa capitale, negli ultimi decenni.
Comunque, dopo 4 ore in cui ho girato il Lago Kunming in lungo, in largo, in alto e di traverso, dopo essere stato fermato una decina di volte dai più svariati personaggi locali, interessati a scattare una fotografia con un uomo dalla buffa faccia bianca, sono stato ufficialmente premiato
come il personaggio più colorato dell’intero atto.

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TRAMONTO ?
“Che bel cielo stasera … vero, cara?”
“Hm, se questo lo chiami cielo, amore mio, allora sì. Ma, sai, credo che l’ultima volta che abbiamo visto veramente il cielo fosse nel 1983 …”

[ 18 Ottobre 2016 ] Pechino (Cina). Palazzo d’Estate. 6 pm.

19 Ottobre, Pechino (Cina) | Giorno 140 🇨🇳
“Sei mai stato allo Jingshang Park? Da lì puoi avere una visuale magnifica della Città Proibita e di tutta Pechino! E sai che tramonti da lassù!”
Ok, dopo aver vagato a zonzo per ore nei vari hutong della vecchia Pechino, completamente a caso, lo ho trovato, questo posto imperdibile.
Peccato però che riuscissi a stento a vedermi chiaramente soltanto le scarpe.
Ah … queste nubi basse!

[ 19 Ottobre 2016 ] Pechino (Cina). Parco Jingshang. 5 pm.

POMERIGGIO
Pablo, stai pensando anche tu quello che sto pensando io?”
“Chiaro!”
“Ok, ottimo, ci siamo intesi allora.”
“Chiaro!”
“Bene. Sei pronto?”
“Pronto per cosa Bill? Scusa, ma … che cosa stai pensando?”
“Quello che pensi tu, tonto!”
“Ah, sì, ok … Chiaro!”

[ 19 Ottobre 2016 ] Pechino (Cina). Meishi Street. 3 pm.

20 Ottobre, Pechino (Cina) | Giorno 141 🇨🇳
Pechino era solo una tappa intermedia. Troppo grande, troppo caotica, troppo inquinata … sapevo che ci sarei rimasto giusto il tempo per organizzare la mia discesa verso Sud, in treno.
Tuttavia qualcosa mi allarmava.
Poco prima di entrare in Cina sono venuto a sapere che sui treni cinesi
le biciclette – anche quelle pieghevoli – non sono ammesse.
Che fare quindi?
Prendere un volo? Neanche a parlarne.
Farla tutta in bici? Sì, certo…
Spedire la bici con un corriere? Non mi fidavo del corriere mezzo ubriaco
che mi ha chiesto 380 Yuan per recapitarla a Guilin.
Allora mi sono detto: “Vieri, sei in Cina. La gente normale qui viaggia con la media di 34 tra sacchi, sacchetti e sacconi a testa … provaci anche tu!”
Insomma, così ho fatto.
E ho scoperto che una Brompton camuffata da pacco di riso, sui treni cinesi,
è libera anche di fare le pernacchie.

[ 20 Ottobre 2016 ] Treno Z5 Pechino – Guilin. 5 pm.

21 Ottobre, Guilin (Cina) | Giorno 142 🇨🇳
Sono venuto a Guilin per ricominciare a pedalare.
Domani lo farò, almeno per un giorno, per raggiungere Yangshuo (vi dirò poi il perchè).
E, dopo Ulaanbaatar e Pechino, per tornare ad un’aria meno inquinata. A 25 gradi di media.
Ed iniziare a scoprire quella che è la vera Cina.
O, almeno, quella che mi sono sempre immaginato come tale.

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22 Ottobre, Guilin – Yangshuo (Cina) | Giorno 143 🇨🇳
L’ultima volta che avevo pedalato più di 80 km, in questo viaggio, ero ancora in Estonia.
Era il 1 Settembre.
Ero partito da Salacgrīva e avevo pranzato a Pärnu, dopodiché avevo preso un bus per Tallinn.
Le strade erano di quelle belle fresche e panoramiche che puoi trovare con facilità ovunque in Nord Europa.
Oggi ho percorso nuovamente una distanza simile. Sono partito da Guilin, ho pranzato con un muffin arrugginito in un villaggio chiamato BaiSha e sono arrivato a Yangshuo. Sono mezzo abbrustolito dal sole e dalla polvere, e le strade erano un continuo misto di sassi, sabbia, buche e asfalto.
Dopo quasi due mesi, insomma, sono tornato a pedalare, almeno per un giorno. Lo ho fatto seguendo bene o male il corso del fiume Li, nella regione del Guangxi, ai 30 e passa gradi umidi della Cina del Sud (o quasi).
Non ho ancora capito se tutto questo sia solo un’idiozia immane o una figata assurda, ma mi sto divertendo e credo che, in fondo, per ora non serva altro.

[ 22 Ottobre 2016 ] Tra Guilin e Yangshuo (Cina). 11,30 am.
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MAPPA DEI LUOGHI

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MONGOLIA: Ulaanbaatar, il Parco di Terelj ed il Visto Cinese (3-15 Ottobre)

Giugno 7, 2017 3014 Views

Quando qualcuno mi chiede “com’è la Mongolia?”, io, purtroppo, non sono in grado di rispondere.
Dopo un mese trascorso in Russia dai caratteri sorprendenti, difatti, vi entravo insieme ai primi freddi ed alle prime nevicate.
Le mie due settimane mongole non furono caratterizzate da vallate, laghi, stellate incredibili, accoglienza nomade e silenzi millenari, bensì da venti gelidi, caos, traffico, smog, noia ed ansia per il Visto Cinese che non fu altro che una grande pena.
La mia Mongolia, così, furono 11 difficili giorni ad Ulaanbaatar – una delle città più terrificanti mai incontrate sulla mia strada – più due di “fuga” nel Parco di Terelj, dove sarei riuscito a gustare un’anteprima di tutto l’immenso splendore della grande Mongolia che, alla fine … avrei soltanto immaginato.

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3 Ottobre, Ulan Ude (Russia) – Ulaanbaatar (Mongolia) | Giorno 124 🇷🇺 – 🇲🇳
Neve sui passi.
Controlli alla frontiera Russo – Mongola infiniti, almeno 6 sguardi torvi al mio passaporto.
Un autobus che a 30 km da Ulaanbaatar decide di forare, portando le 12 ore di viaggio a 15.
Degli aguzzini al posto di guidatori di taxi con cui quasi si viene alle mani.
Una sorta di “fuga” in una città buia ed estremamente trafficata, per raggiungere l’ostello.
Insomma, l’entrata in Mongolia non è stata delle più lisce e serene. Fantasiosa, se non altro.
Qualcosa del mio karma dice che è davvero arrivato il momento di darsi una rasata.

[ 3 Ottobre 2016 ] 30 kms a Ulaanbaatar (Mongolia). 7 pm.
[ 3 Ottobre 2016 ] 30 kms a Ulaanbaatar (Mongolia). 7 pm.

4 Ottobre, Ulaanbaatar (Mongolia) | Giorno 125 🇲🇳
Ecco, una promessa è una promessa.
Comunque tutto ok … li ho già fatti sparire.
Ridevano anche le foglie.
Ora ho di nuovo 15 anni e vado a cercare dei raudi da sparare coi miei amici alle giostre.

[ 4 Ottobre 2016 ] Ulaanbaatar (Mongolia). 10 am.
[ 4 Ottobre 2016 ] Ulaanbaatar (Mongolia). 10 am.

POMERIGGIO
Giornata pressoché inutile. Transitoria ed inutile.
È festa in Cina, quindi mi è impossibile informarmi a riguardo del visto.
Pare inoltre che non sia per nulla facile ottenerlo, da quaggiù, per uno straniero.
Difficoltà impreviste, all’improvviso, e prime serie incertezze sul mio viaggio.
Stasera, in aggiunta, nevica … in una città che di suo ha già davvero poco da dire.
Una patina di bianco sui miei pensieri solitari e malinconici.
Momenti che formano il carattere, dicono.
E allora così sia!
Gengis Khan, aiutami tu.

[ 4 Ottobre 2016 ] Ulaanbaatar (Mongolia). 5 pm.
[ 4 Ottobre 2016 ] Ulaanbaatar (Mongolia). 5 pm.

5 Ottobre, Ulaanbaatar (Mongolia) | Giorno 126 🇲🇳
Ogni essere umano è perfetto, perché ogni essere umano nasce bambino.
Il problema è che, prima o poi, ognuno cresce e, in qualche modo, lo dimentica.
Una vana ricerca della perfezione può anche durare una vita intera.
Perciò non smettere mai di ascoltare il bambino che c’è dentro di te,
perché soltanto lì la puoi trovare … la vera, pura, perfezione.

[ Sulla Transiberiana ]
[ Sulla Transiberiana ]

POMERIGGIO
Ciao Pà!
Ascolta ieri mi sono dimenticato di dirti una cosa, allora te la scrivo.
Oggi non vado a scuola perché mi hanno sospeso.
Sì cioè, settimana scorsa ho bigiato una volta e la prof di mate si è accorta che la giustificazione era falsa.
Mi ha portato dalla Preside e quella mi ha sospeso! Ma si può??
Comunque volevo dirtelo ma mi sono proprio dimenticato!
Ho lasciato la cartella in soggiorno, tanto oggi non mi serve che vado a fare un giro in Mongolia!
Ah ah dai scherzo ci vediamo stase.
Però per pranzo non ci sono. Mamma dice che ci sono delle uova e del prosciutto cotto in frigor.
Ah, un’altra cosa!
La prof di mate ha corretto le verifiche … mi ha dato 3! È proprio una stronza quella ce l’ha con me!
Ah ah ciao Pà a dopo!

[ 5 Ottobre 2016 ] Ulaanbaatar (Mongolia). 3 pm.

6 Ottobre, Ulaanbaatar (Mongolia) | Giorno 127 🇲🇳
Che cosa fai quando sei a Ulaanbaatar, l’ambasciata cinese è ancora chiusa per ferie e tu non sai come impegnare il tempo?
Semplice. Prendi la bici, vai verso le montagne e arrivi fino a dove puoi arrivare, poi leghi la bici e inizi a camminare, fino a dove puoi arrivare, poi ti metti gli auricolari nelle orecchie, ascolti musica
e inizi a cantare Audioslave e Ed Sheeran a nastro, guardando in giù, da dove sei venuto.
Poi, dopo un po’, torni indietro.

[ 6 Ottobre 2016 ] Ulaanbaatar (Mongolia). 3,30 pm.

POMERIGGIO
Ulaanbaatar è ricca di eroi poetici e leggendari, traffico e rumore,
figuri loschi ed indecifrabili, grigio e smog, ombre snelle e sorrisi taglienti.
Sia che tu cammini sia che tu vada in bici, puoi imbatterti in personaggi
di ogni tipo di lignaggio ed estrazione sociale, con ogni tipo di sogni e aspettative.
Come, ad esempio, la Vacca e lo Stimato.

[ 6 Ottobre 2016 ] Ulaanbaatar (Mongolia). 5 pm.

9 Ottobre, Parco di Terelj (Mongolia) | Giorno 128 🇲🇳  (*DUE GIORNI FA*)
Sono sparito per due giorni, e ora vi spiego il motivo.
Dopo 4 notti ad Ulaanbaatar, una città pseudo-moderna con poche attrattive di rilievo ed un caos incontrollato, bloccato qui in attesa che l’ambasciata Cinese riapra (domani, lunedì, dopo una settimana di Festività) e che possa capire se ci sarà modo di ottenere il visto o meno, si è presentato il weekend.

A circa 70 km da Ulaanbaatar c’è un Parco Nazionale, chiamato Terelj, dove chiunque abbia poco tempo e denaro a disposizione (tour di più giorni nella steppa sono off-limits per me, per quanto possano essere assolutamente meravigliosi) ha la possibilità di provare un assaggio di quella che è la vera selvaggia Mongolia: montagne, valli aride, tipiche Ger, famiglie nomadi, falò, pochi comfort, cavalli, cammelli … ed una bellezza mozzafiato (così mi dicevano).
Così ho deciso di andarmene, almeno per 2 giorni, lontano dalla città.
Internet e wifi di sorta ovviamente non esistevano, ma non me ne sono fatto un grande problema.
Sparire, alle volte, ha il suo perché.

In un freddo pomeriggio del 7 ottobre ho preso un autobus locale, che dopo circa 2 ore mi ha lasciato in un villaggio, all’imbocco di una valle ignota, da dove ho iniziato a pedalare – seguendo le indicazioni, tracciate su un figlio di carta, della padrona del mio ostello – verso la famosa Turtle Rock e poi, da lì, verso Nord, alla ricerca di un “Ger Camp” economico e al contempo tipico, noto ai locali come Mungut Tsokhio. 10 km sui pedali. Soltanto. Sì, insomma, nulla di epico.

Ma tra gli sterrati ricolmi di pietre e buche, i -5° incontrati alle 7 di pomeriggio, il buio incombente sopra la natura impervia di un paese a tratti incomprensibile, le nubi basse e la neve a farmi da mantello, ad un tratto mi sono trovato ad auto-stimolarmi con un “Hey, Vieri! Ma che c**** stai facendo! Datti una mossa che quegli ululati in lontananza non so bene da dove e da che cosa provengano!”, speso ad alta voce e che difficilmente avrebbe fatto presagire qualcosa di buono.

Il Parco Nazionale di Terelj mi ha accolto così, nello scenario che ho provato qui a descrivere ed a rappresentare in questa foto.

Suggestioni?
False paure?
L’avrei scoperto l’indomani.

[ 7 Ottobre 2016 ] Parco di Terelj (Mongolia). 7 pm.

10 Ottobre, Parco di Terelj (Mongolia) | Giorno 129 🇲🇳  – VIDEO  (*DUE GIORNI FA*)
Il risveglio in Ger, i -10° … e le montagne della Mongolia.

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/05/Video-Mongolia-Terelj.mp4

 

POMERIGGIO
Due notti ed un giorno intero soltanto nelle lande Mongole, ma un giorno pieno:
– di risvegli tra ghiaccioli e neve
– di pedalate e cadute in paesaggi solitarie
– di cani selvaggi, cavalli tozzi e cammelli pigri
– di basket con dei ragazzini nel mezzo della steppa arida
– di sorrisi e sguardi curiosi dei nomadi
– di rocce secolari dalle forme animalesche
– di gradini e proverbi buddisti
– di ruote da preghiera e svastiche portatrici di energie ataviche
– di noodles al montone e pane bollito
– di falò e sonni gelati in una Ger
– di silenzi religiosi e penniche ultraterrene
– di vallate superbe e di colori indimenticabili
– di serenità totale e di attraversamento dei sogni

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L’avevo appena colpito con una palla di neve.
O forse era stato lui … non ricordo.

[ 8 Ottobre 2016 ] Parco di Terelj (Mongolia). 9 am.

“Helouuu! Can we go party now?”

[ 8 Ottobre 2016 ] Parco di Terelj (Mongolia). 9 am.

10 Ottobre, Ulaanbaatar (Mongolia) | Giorno 131 🇲🇳
Dopo l’assurda e rocambolesca giornata trascorsa in Ambasciata Cinese …

“Here’s to Cheating, Stealing, Fighting and Drinking.
If you Cheat, may you Cheat death.
If you Steal, may you Steal a woman’s heart.
If you Fight, may you Fight for a brother.
And if you Drink, may you Drink with me.”

[ 10 Ottobre 2016 ] Ulaanbaatar (Mongolia). 6 pm.

14 Ottobre, Ulaanbaatar (Mongolia) | Giorno 135 🇲🇳  – VIDEO
Dopo la prima settimana di nulla assoluto perché l’ambasciata era chiusa.
Dopo che ho atteso 3 ore a -10° perché l’ambasciata Cinese aprisse.
Dopo aver perduto passaporto e telefono ed averli ritrovati
un’ora più tardi con una faccia ormai diventata verde.
Dopo aver atteso altre 3 ore prima di poter parlare con un’impiegata dell’ambasciata.
Dopo essere stato rimbalzato 3 volte per delle cazzate immani.
Dopo aver atteso altri 4 giorni nell’amarezza più assoluta.
Dopo che sono stanco morto di tutti sti cinema assurdi per entrare
in un nuovo paese senza averlo programmato prima.
Dopo che la barba, almeno, mi è ricresciuta un poco.
Ebbene, ragazzi, dopo tutto questo … si va in Cina!

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/05/Video-Mongolia-Visto-Cinese.mp4


15 Ottobre, Ulaanbaatar (Mongolia) | Giorno 136
🇲🇳 
Insomma, grazie Mongolia per i giorni preziosi che mi hai regalato e per questo saluto coreografico.
Non è stato facile rimanere in pratica soltanto ad Ulaanbaatar, ma d’altronde il mio mese in Russia è stato troppo piacevolmente intenso per poter arrivare qui nella stagione giusta.
Sono sicuro che prima o poi tornerò a visitare alcuni dei tuoi incredibili scenari selvaggi, e non lo farò da solo.
Ma adesso è giunto il momento di andare avanti, un’altra terra mi sta aspettando.
Adesso arriva la Cina!

[ 14 Ottobre 2016 ] Ulaanbaatar (Mongolia). Piazza Sukhbaatar. 12 am

STATISTICHE MONGOLIA

KM in BICICLETTA: 90
KM in AUTOBUS: 480
KM in TRENO: 660
NOTTI in OSTELLO: 12
NOTTI in OSPITALITÁ: 0
NOTTI in TRENO: 1
SPESE: 395 €

CURIOSITÀ

MONETA: Tugrik
“BUONGIORNO”: “Sain baina uu”
“GRAZIE”: “Bayarllaa”

_______________________________________________________________________________________________

MAPPA DEI LUOGHI

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RUSSIA (Seconda Parte): Siberia e Lago Bajkal (19 Settembre – 2 Ottobre)

Giugno 5, 2017 2939 Views

Le prime due settimane in Russia avevano già lasciato segni indelebili. Gli incontri di San Pietroburgo e Mosca e poi le ore trascorse in solitudine sulla Transiberiana avevano di colpo trasferito il mio viaggio su di un altro livello. La catarsi era stata improvvisa.
Dopo 50 ore filate di vagoni e binari, toccavo finalmente una terra mitica: la Siberia.
A Novosibirsk, dove avrei ritrovato l’estate e le gioie di stare in famiglia.
A Irkutsk, dove avrei pregustato e poi coccolato per alcuni giorni le visioni fiabesche provenienti dal Lago Bajkal.
A Ulan Ude, dove la pelle avrebbe avvertito i morsi del primo freddo delle steppe Mongole ed avrei proferito i miei ultimi “dobroe utro” e spasibo”, prima di deviare verso Sud. Verso la pancia dell’Asia.

_______________________________________________________________________________________________

19 Settembre,  Novosibirsk (Russia) | Giorno 110 🇷🇺
Poi, al giorno numero 110, dopo che hai lasciato Mosca e quei 10 gradi autunnali due giorni prima,
arrivi a Новосибирск.
Significa che sei a Novosibirsk, in Siberia.
Ed è estate.

[ 19 Settembre 2016 ] Novosibirsk (Russia). Stazione Centrale. 3,30 pm (ora di Mosca) / 7,30 pm (ora locale).

20 Settembre,  Novosibirsk (Russia) | Giorno 111 🇷🇺
Ieri, quando ho messo piede per la prima volta in Siberia, mi sentivo una bomba.
“A tuono!”, come direbbe il mio amico Renato.
Poi oggi ho visto l’Ob. Il fiume.
Mi è venuta voglia di pescare e di fumarmi una sigaretta.
Di colpo mi sono sentito stanco, saggio ed ho acquistato 55 anni.
Ora ne ho 87, quasi 88.
E sono questo qui.

[ 20 Settembre 2016 ] Novosibirsk (Russia). Io che pesco sul fiume Ob 5 pm.

21 Settembre,  Novosibirsk (Russia) | Giorno 112 🇷🇺
Un fiume.
Un nome.
Due lettere.
Ob.

[ 21 Settembre 2016 ] Novosibirsk (Russia). Fiume Ob. 3 pm.

POMERIGGIO
Ciao.
Sono in Siberia.
No, non fa freddo.
E sì, ho solo un maglione.
Con cui fra poco, su invito dei miei amici, andrò al Teatro dell’Opera
di Novosibirsk a vedere un balletto, tra l’altro.
Non vedo l’ora.

[ 21 Settembre 2016 ] Novosibirsk (Russia). Fiume Ob. 3 pm.

22 Settembre,  Novosibirsk (Russia) | Giorni 110 / 113 🇷🇺
Novosibirsk, bisogna essere sinceri, a parte un Teatro dell’Opera imponente e pochissimi altri luoghi degni di nota, non ha molto da offrire.
Lo sapevo. Ma non mi importava.

Sono venuto qui, e ci sono rimasto 3 giorni, per far visita a degli amici.
È buffo come attraverso Internet si possano incontrare persone che in men che non si dica riescono ad entrare nella tua vita fin nel profondo, lasciando un solco indelebile.
E Novosibirsk, così, è stata per me il luogo di tante “prime volte”:

La prima volta che ho camminato sul suolo Siberiano;
La prima volta che mi sono trovato nel pieno centro della Russia (è stato misurato, non so bene come, che il punto centrale di questo sterminato paese si trovi proprio
dove è stata edificata la Cappella di San Nicola, a due passi da Piazza Lenina);
La prima volta che ho immerso le mie gambe fino al ginocchio in un fiume dalla storia roboante, l’Ob;
La prima volta che ho assaggiato una pizza all’ananas (buonissima, a detta dei gusti locali …), un tè verde ai fiori di campo ed un vino dolce proveniente dallo Stato (riconosciuto solo dalla Russia) dell’Abkhazia;
La prima volta che sono rimasto ipnotizzato per due ore
dalla placida serenità di alcuni vecchi pescatori silenziosi;
La prima volta che ho pedalato in una città in cui automobili col volante a sinistra circolano assieme a molte altre col volante a destra (queste ultime, le più economiche, arrivano dal Giappone, entrano a Vladivostok ed arrivano quaggiù in treno);
La prima volta che ho assistito ad un Balletto (sui Pirati), trovandomi a tratti ad applaudire estasiato (anche se, a dir la verità, non saprei dire se lo spettacolo sia durato 7 minuti o 14 ore);
La prima volta che sono stato ospitato, per giorni, da una famiglia Russa;
La prima volta che un ragazzo grande e grosso – Nikolai, detto Kolya – mi ha spalancato le porte di casa sua, senza mai avermi visto prima, accogliendomi con una stretta di mano gentile e salutandomi con un abbraccio degno di un fratello, azzerando facilmente le nostre reciproche
difficoltà linguistiche a furia di attenzioni e sorrisi sinceri;
La prima volta che un’amica, Irina, mi ha tenuto compagnia come meglio non avrei potuto immaginare, mostrandomi i luoghi segreti della sua città e le profondità del suo incredibile cuore, conservando a stento le lacrime al momento dell’ “arrivederci” e depositando in me uno scrigno di memorie imperiture;
La prima volta che una bambina russa, una piccola principessa siberiana di nome Viktoria, è stata felice di lasciarmi la sua stanza per 3 giorni (contenta di poter dormire, così, ancora una volta coi suoi genitori), di regalarmi un disegno fatto con foglie secche e di chiedermi di cantarle una canzone per la buonanotte, dopo avermi sentito cantare in auto sulle note di Brian Adams ed aver deciso di innamorarsi della mia voce;
La prima volta che, aiutato da tre birre, ho risposto “OK” al suo desiderio, ho acceso il pc, ho atteso – intimidito – che Viktoria, Irina e Kolya andassero a sdraiarsi sul loro letto e spegnessero la luce, ed ho provato ad intonare per loro una canzone, rabbrividendo al principio e poi, sentendo la passione vibrante di un pubblico tutto per me, come invaso da un fuoco mai percepito prima, lasciandomi andare senza freni – insieme a loro – sui “lai la lai” finali di “The Boxer”, di Simon & Garfunkel.

Novosibirsk, bisogna essere sinceri, non ha molto da offrire. Ma non m’importava.
E per me è stata e sarà sempre, seriamente, indimenticabile.

[ 21 Settembre 2016 ] Novosibirsk (Russia). 9 pm.

23 Settembre,  Treno Novosibirsk – Irkutsk (Russia) | Giorno114 🇷🇺
Altre 30 ore così.
La mia faccia.
La mia posizione.

[ 23 Settembre 2016 ] Da qualche parte, sulla Transiberiana. 3 pm.

24 Settembre,  Lago Bajkal  (Russia) | Giorno 115 🇷🇺 – VIDEO
Bajkal Lake at first sight!

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/05/Video-Russia-Lago-Baikal.mp4

 

SUL LAGO
Ci ho messo un po’ ad arrivarci – 115 giorni, per l’esattezza – ma, infine, ci sono riuscito.
Ad affacciarmi sul Lago Bajkal senza aver dovuto volare.
Oggi, sì, riesco a stento a tenere a freno l’entusiasmo.
O forse sono solo rimasto ibernato stanotte in un’espressione di dubbio gusto.
Lo so, con sta barba sembro un vecchio pappone alla ricerca di margherite, ma mi ero detto che in Russia non me la sarei mai rasata.
E ho ancora 10 giorni per trovare le margherite.

[ 24 Settembre 2016 ] Lago Bajkal (Russia). 3 pm.

SERA
Dove diavolo sono finito?
Sul Lago Bajkal o in un nuovo film su Mad Max?!

[ 24 Settembre 2016 ] Kuzhir, Isola di Olkhon (Russia). 6 pm.

25 Settembre,  Lago Bajkal  (Russia) | Giorno 116 🇷🇺 – VIDEO
Più tardi posterò qualche foto migliore di questo posto. Incredibile, davvero.
Ma ora … ascoltate il VENTO.
Soave, dolce e caldo.

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/05/Video-Russia-Olkhon-Island.mp4

 

POMERIGGIO
Allora, la storia è più o meno questa.
Qualcuno sa che, da quando sono partito, il Lago Baikal era per me uno dei luoghi inderogabili di questo viaggio, una delle tappe sicure.
Il mio libro preferito – “Nelle Foreste Siberiane” di Sylvain Tesson – è ambientato qui e, da che lo lessi, un grande desiderio di visitare queste terre si è impossessato di me. Per questo ero felice quando la Russia mi accordò il visto per entrare, circa un mese fa.

Da Irkutsk, così, ho preso un transfer di 7 ore per l’Isola di Olkhon, ed è da qui che scrivo.
Purtroppo – o per fortuna – un’aria pervasa dal fumo di qualche incendio a centinaia di km di distanza avvolge tutto quanto, permeando l’ambiente ed impedendo la vista delle montagne in lontananza e dei cieli azzurri di cui la Buriazia si può vantare, in condizioni normali.
Ma tant’è, non piove da settimane e questo è quello che il fato ha tenuto in serbo per me.

Non è per forza un male, perché, per via di questa patina di grigio e foschia, ho come la sensazione di essere finito in un altro pianeta.
In un’altra dimensione, come in realtà sembra di essere quando si mette piede su questo bizzarro angolo di mondo, pervasa da credenze sciamaniche e visioni che contano migliaia di anni.

Oggi mi sono spinto fino al Nord dell’isola, e mi sono perduto in scenari degni del miglior racconto gotico o delle fantasie di un giovane – così me lo immagino – Gengis Khan
(leggenda vuole che sua madre nacque proprio qui).
Tra le tante, ho selezionato una dozzina di fotografie.
Spero che vi piacciano e che riescano a trasmettere le sensazioni che ho appena finito di trascrivere.

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CINESI
Ragazze, ragazzi, un avvertimento: viaggiate, viaggiate, viaggiate prima che sia troppo tardi.
Non per la storia del carpe diem, della vita che è adesso e non domani e bla bla bla … ma perché stanno iniziando a farlo, seriamente, anche i Cinesi!
Pensate ai Giapponesi.
Ecco … peggio. E di più.
Molti di più.
Pochi anni ancora e poi … cazzi amari ovunque.
Nì hao.

[ 25 Settembre 2016 ] Isola di Olkhon (Russia). 11 am.

26 Settembre,  Lago Bajkal  (Russia) | Giorno 117 🇷🇺 – VIDEO
Uno sciamano?
No.
Solo uno stupid ex-nuotatore.
Il giorno numero 117 è il giorno in cui ho nuotato nel Lago Bajkal!

http://bicicladi.com/wp-content/uploads/2017/05/Russia-bagno-nel-Bajkal-1.mp4

 

POMERIGGIO
In quasi 33 anni di vita, raramente mi è capitato di aver la fortuna di porre lo sguardo e di respirare in luoghi così incredibili come questo.

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27 Settembre,  Lago Bajkal – Irkutsk (Russia) | Giorno 118 🇷🇺
Dopo tre giorni di visioni, acqua cristallina, foschie mistiche e gelo duro,
sono tornato alla civilizzazione di Irkutsk.
L’ultimo saluto all’isola di Olkhon non poteva che essere all’alba,
con la promessa di ritornare, un giorno, prima o poi.
Magari d’inverno.
Conscio del fatto che nulla cambierà, così come accade, in questa terra, da oltre 25 milioni di anni.

[ 27 Settembre 2016 ] Isola di Olkhon (Russia). 6 am.

28 Settembre, Irkutsk (Russia) | Giorno 119 🇷🇺
Ne ho incontrate parecchie, da che sono partito.
E da che ho memoria, a dir la verità.
Parlo di quelle persone che alla domanda “Sei pronto?” rispondono, credendo idealmente di riuscire a fugare ogni tipo di dubbio:

“Sempre!”
oppure
“Sono nato pronto!”

Tendo a sorridere – o forse è meglio dire sogghignare – a questo tipo di persone.
Specialmente a quelle che è palese che non lo dicano per essere autoironiche.
Non credo che nemmeno la mia, come risposta, sia perfetta, ma senz’altro è più credibile.
E, almeno, mi si addice di più.

“Sei pronto?”
“Mai. Ma ci proverò lo stesso.”.

[ 25 Settembre 2016 ] Isola di Olkhon (Russia). 6 pm.

29 Settembre, Irkutsk (Russia) | Giorno 120 🇷🇺
Dopo aver smarrito i miei sensi – ed aver sognato, per quasi 4 giorni – nei pressi del Lago Bajkal, due sere fa sono ritornato ad una più conosciuta forma di civilizzazione, in quel di Irkutsk.
Ieri, ad ogni modo, mi sono svegliato col desiderio di non mettere piedi fuori dall’ostello in cui alloggio … ed è esattamente quello che ho fatto.
Lettura, cucina, musica, bucato, scrittura, lunghe conversazioni e poco altro
sono stati il mio variegato passatempo.
Non ho avvertito il bisogno di combinare altro, perché di fatto, questo bisogno, non esisteva nemmeno.
Con tutta sincerità, inoltre, non credevo che Irkutsk – dopo le visioni dell’isola di Olkhon – potesse essere in grado di stupirmi.
Poi invece oggi sono uscito.
E ho scoperto che anche Irkutsk, in fondo, tanto male non è.

[ 29 Settembre 2016 ] Irkutsk (Russia). 5 pm.

TRAMONTO
In Siberia, quando porti la tua ragazza a limonare al fiume, i tuoi amici ti considerano un gallo.
Se poi la porti NEL fiume, completamente vestita, allora ti considerano un semidio.

[ 29 Settembre 2016 ] Irkutsk (Russia). 5 pm.

30 Settembre, Irkutsk (Russia) | Giorno 121 🇷🇺
POST COMPLETO: L’ISOLA DI OLKHON

[ 26 Settembre 2016 ] Isola di Olkhon (Russia). 6,45 pm.

1 Ottobre, Treno Irkutsk – Ulan Ude (Russia) | Giorno 122 🇷🇺
Data: 1 Ottobre.
Orario: 11 del mattino.
Temperatura: -1° C.
Meteo: Neve.
Considerazioni: Molto bene.

[ 1 Ottobre 2016 ] Transiberiana, da qualche parte dopo Irkutsk (Russia). 11 am.

TRANSIBERIANA
La prima tratta, San Pietroburgo – Mosca di 11 ore, fu in notturna e passò via liscia.
La seconda, Mosca – Novosibirsk di 49 ore, fu un’esperienza catartica che non dimenticherò mai.
La terza, Novosibirsk – Irkutsk di 35 ore, fu oltremodo noiosa e non vedevo l’ora che finisse.
La quarta, Irkutsk – Ulan Ude di 8 ore, col lago Bajkal a sinistra e le montagne della Buriazia fresche della prima neve a destra, ho seriamente sperato che durasse per sempre.

[ 1 Ottobre 2016 ] Transiberiana, tratta Irkutsk – Ulan Ude (Russia). 3,30 pm.

2 Ottobre, Ulan Ude (Russia) | Giorno 123 🇷🇺
Dopo 30 giorni, la mia Roulette Russa è arrivata alla fine.
Domani, un altro Paese.
Domani, Mongolia.
Così ho pensato di spendere l’ultimo giorno qui cercando di abituarmi
a quello che sarà presto il mio futuro più prossimo.
Ho preso la mia bicicletta e ho pedalato fino in cima alla collina più alta di Ulan-Ude, verso Lysaya Gora, per respirare un poco di aria Buddista.
La prima di una lunga serie.
Russia, mi mancherai.
Ma questo non è un addio.

[ 2 Ottobre 2016 ] Ulan-Ude (Russia), Lysaya Gora. 2 pm.

FINE CAPITOLO RUSSO
Ero curioso, impaziente, eccitato, a tratti spaventato.
Di che cosa?
Di entrare in Russia, e di trascorrerci un mese, senza piani e nulla di definito.
Arrivato all’ultimo giorno, posso affermare senza dubbio che questo è davvero un grande Paese.
In tutti i sensi.

Un mese in cui ho avuto modo di visitare città e luoghi strepitosi, di lasciarmi vincere da San Pietroburgo, Petergof, Mosca, Novosibirsk, Irkutsk, l’Isola di Olkhon, il Lago Bajkal, Ulan Ude.
Un mese in cui ho avuto la fortuna di conoscere persone incredibili, che ci mettono un poco ad aprirsi ma che poi, quando lo fanno, sono in grado di donare tanto.
Un mese in cui sono rimasto nei treni per giorni interi, in cui non ho dovuto affrontare sfide a sorsi di vodka o pericoli di alcun genere, in cui non ho imparato il cirillico ma non mi sono mai perduto ugualmente, in cui sono sopravvissuto alla pizza all’ananas, al latte raffermo che mi si appiccicava ai baffi
e agli spaghetti al sapore di cassapanca.
Un mese in cui con un “Da” e uno “Spasibo” ho aperto numerose porte, in me soprattutto.
Oggi, mentre mi godo l’ultimo giorno in Russia e mi appresto ad entrare in Mongolia, posso dire con certezza che questo sia soltanto un “Arrivederci”.

E comunque no, non sto guardando verso Est, lì dietro al capoccione di Lenin.
Sto solamente pensando che, dopo 30 giorni in cui – come mi ero ripromesso – non mi sono mai toccato la barba, tanto da sembrare Enrico Il Rosso dell’Armata delle Tenebre, domani è finalmente arrivato il momento di farla sparire.

[ 2 Ottobre 2016 ] Ulan-Ude (Russia). 4 pm.

STATISTICHE RUSSIA

KM in BICICLETTA: 240
KM in AUTOBUS: 1000
KM in TRENO: 6520
NOTTI in OSTELLO: 21
NOTTI in OSPITALITÁ: 3
NOTTI in TRENO: 4
SPESE: 824 €

CURIOSITÀ

MONETA: Rublo
“BUONGIORNO”: “Dobroe Utro”
“GRAZIE”: “Spasibo”

_______________________________________________________________________________________________

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